di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 23 marzo 2023
La proposta aveva ottenuto l’urgenza: prevedeva che le donne costrette a tenere i figli con sé potessero scontare la pena in una casa famiglia. Arriva il via libera, ma gli emendamenti escludono la possibilità per chi è recidiva. Il Pd insorge: “Così stravolgono il testo”.
La legge sulle detenute madri con figli al seguito va avanti, ma il patto con le opposizioni è stato rotto. E ne esce fuori un testo fortemente depotenziato. In commissione giustizia alla Camera è stato dato un primo via libera alla proposta di legge che dovrebbe - o meglio, avrebbe dovuto - fare in modo che nessun bambino trascorra mai più un pezzo di infanzia in cella con la sua mamma. Al 28 febbraio le donne in carcere o in un istituto a custodia attenuata con i figli al seguito erano 21. I bambini, invece, 24. E con i reati commessi dalle madri non c’entrano nulla.
La proposta di legge arriva da una lunga battaglia portata avanti nella scorsa legislatura da Paolo Siani, ex deputato del Pd, per far scontare la pena - salvo casi particolarmente gravi - non in carcere, non in un istituto a custodia attenuata - che comunque a un carcere somiglia - ma in una casa famiglia protetta. Strutture che gli enti locali devono premurarsi di costruire, perché ad oggi ce ne sono due in tutta Italia. E che questa legge, a differenza della precedente, si premura anche di finanziare.
Nella scorsa legislatura il disegno aveva ottenuto il via libera alla Camera, ma si era arenato al Senato, complice anche la caduta del governo. Riproposto dal Pd, ha ottenuto l’urgenza, ed è stata immediatamente calendarizzato in commissione. Il patto non scritto era quello di approvare il testo com’era ma, sorpresa, Fratelli d’Italia ha presentato emendamenti che, in particolare secondo i dem, svuotavano tutto del suo senso principale. Dopo una serie di rimostranze - tra cui alcune dichiarazioni di Alessandro Zan e Debora Serracchiani fatte durante la Giornata della donna - FdI aveva chiesto un rinvio. Le opposizioni speravano in un ripensamento che, però, non è arrivato: “Non ritiriamo gli emendamenti”, diceva già stamattina ad HuffPost Carolina Varchi, di FdI, che ora del provvedimento sarà relatrice. Gli emendamenti sono stati riformulati, ma non al punto da convincere le opposizioni. “Abbiamo votato contro perché non ci sembrano migliorativi, insistono nella volontà di stravolgere il testo”, spiega ad HuffPost Debora Serracchiani, capogruppo dem e componente della commissione giustizia.
Cosa sia questo stravolgimento lo spiega Alessandro Zan, che della proposta di legge è stato relatore in commissione: “Le questioni sono due - ci racconta in Transatlantico, subito dopo la fine della seduta della commissione - innanzitutto viene previsto un automatismo in forza del quale se la detenuta madre è recidiva, non potrà scontare la pena in una casa famiglia protetta. Non si lascia alcuno spiraglio per la valutazione caso per caso del giudice. In secondo luogo, poi, un emendamento di FdI vuole fare in modo che una donna incinta o con un bambino molto piccolo, se recidiva, non possa usufruire del differimento della pena, come previsto dall’articolo 146, ma vada comunque in carcere o in Icam. Questo per noi è inaccettabile”. Si tratta, a ben vedere, di quanto già ventilato dalla Lega appena ieri: “La vita nascente va sempre tutelata, ma non può rappresentare un alibi. La cronaca recente dimostra che numerose borseggiatrici sfruttano il loro stato di gravidanza per sottrarsi all’esecuzione penale. Tutto questo è inaccettabile. Per questo proponiamo una modifica dell’articolo 146 del codice penale, che consenta al magistrato, qualora debba essere eseguita una sentenza nei confronti di una donna incinta, di intervenire per interrompere un’eventuale catena di reati, assegnando la condannata ad una casa famiglia protetta ovvero ad un istituto di custodia attenuata per detenute madri”, ha dichiarato il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari.
Il testo, in ogni caso, andrà in Aula già lunedì. Domani dovrebbe essere votato il mandato al relatore. FdI, comunque, si dice disponibile a eventuali ritocchi durante la discussione in plenaria. Soddisfatto il presidente della commissione giustizia, Ciro Maschio, di FdI: “Esprimo apprezzamento per il lavoro di confronto e mediazione tra maggioranza e opposizione che avevo favorito e che ha consentito di superare alcune criticità e sbloccare la proposta per l’Aula. Permangono alcune divergenze su cui ci potrà essere confronto in Aula, ma va dato atto alla maggioranza di aver consentito che questa proposta in quota opposizione arrivasse in Aula anziché subire un rinvio”.









