di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 1 settembre 2020
Farà prima lui - detenuto in "alta sicurezza" a Bari - a riuscire a impiccarsi, come tentato 4 volte in un anno, o lo Stato che lo custodisce a decidere come curarlo? La "Corte europea dei diritti dell'uomo" di Strasburgo, con rara "misura provvisoria urgente", ordina all'Italia di assicurare ad A.Z. "necessaria sorveglianza e trattamento psichiatrico" visto che nulla è cambiato dopo 5 udienze di Sorveglianza rinviate sinora all'1 ottobre, un ordine del giudice nel settembre 2019 disatteso per 8 mesi circa "la necessità di osservazione psichiatrica", la "scarsa compatibilità" con la detenzione (per l'Atsm di Spoleto) e la "necessità di comunità terapeutica a contatto con la famiglia"; e dopo che il Dap fatica ad attuare l'altro ordine giudiziario di trovare un "istituto penitenziario dedicato a curare gli affetti da patologie psichiatriche".
Nelle risposte alla Corte il governo ha prospettato che il potere di disporre la "grande sorveglianza" non sarebbe attribuito all'Amministrazione penitenziaria ma alla Asl, "come se ciò" (osservano i legali Marina Silvia Mori, Michele Passione e Eustachio Solazzo), "potesse sollevare lo Stato da responsabilità" per le "eventuali omissioni di tutte le proprie articolazioni".










