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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 6 settembre 2024

Primo sì del governo. Il testo delle ordinanze di custodia cautelare sarà segreto fino alla conclusione delle indagini preliminari. Il Consiglio dei ministri di mercoledì ha dato il via libera anche al decreto legislativo di modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale che porterà al divieto di pubblicazione fino al termine delle indagini o dell’udienza preliminare. Si conclude così l’iter della contestata “legge bavaglio”. Iniziato con un emendamento del deputato di Azione Enrico Costa all’articolo 4 della legge di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva europea. Cancellata la riforma del 2017 dell’allora ministro della giustizia, Andrea Orlando, che rendeva le ordinanze pubblicabili senza limiti. Ora si potranno citare solo i contenuti dell’atto senza i virgolettati. E si potrà riportare fedelmente solo il capo di imputazione. Ora il testo sarà sottoposto alla lettura delle due commissioni Giustizia di Camera e Senato per eventuali suggerimenti non vincolanti. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi), con la segretaria generale Alessandra Costante, parla di “Paese sempre meno libero”.

Ma a tenere banco sul fronte giustizia ieri è stato uno scontro durissimo al Consiglio superiore della magistratura. Protagonista la consigliera laica in quota Fratelli d’Italia, Rosanna Natoli accusata di aver rivelato atti e concordato strategie difensive con una magistrata sotto inchiesta disciplinare, Maria Fascetto Sivillo condannata dal tribunale di Messina.

Per mercoledì 11 è stata fissato il plenum per discutere del suo destino. E l’input è venuto direttamente dal comitato di presidenza, composto dal vicepresidente Fabio Pinelli, dalla prima presidente di Corte di Cassazione, Margherita Cassano, e dal procuratore generale Luigi Salvato, sempre a contatto con il capo dello Stato che presiede anche l’organo di autogoverno della magistratura. Ma Natoli, che dopo le accuse si è dimessa da componente della commissione disciplinare, non ci sta. E, a sorpresa, ha contrattaccato con un’iniziativa eclatante. Ha inviato al consiglio di presidenza del Csm una richiesta di annullamento di tutte le delibere del plenum dello scorso 17 luglio. Perché, ha scritto, le sarebbe stata impedita la presenza alla seduta con “azioni che l’hanno “terrorizzata, forzata e violentata psichicamente da parte dei consiglieri di Area e di Md”.

Dichiarazioni smentite e rispedite al mittente dai rappresentanti dei due gruppi. Ma la motivazione di Natoli è ancora più sorprendente. Sostiene che il suo terrore fu dovuto al fatto che, arrivata quel giorno per partecipare alla seduta sulla nomina del procuratore di Catania, venne avvertita da 4 consiglieri che la consigliera di Area “aveva a comunicato al vice presidente che qualora fossi entrata in aula avrebbero, in apertura e in collegamento con Radio Radicale, diffuso, mediante lettura, la trascrizione del contenuto della chiavetta Usb depositata dalla Fascetto Sivillo e chiesto in diretta le mie dimissioni”. Quella pennetta conteneva la trascrizione del suo colloquio con Fascetto Sivillo, registrata a sua insaputa, e secondo lei artatamente manipolata. L’accenno alla seduta in cui si è votato il conferimento dell’incarico di procuratore di Catania a Francesco Curcio ne ha subito portata con sé un’altra. Alcuni dei candidati a quel ruolo, i procuratori aggiunti di Catania Sebastiano Ardita, Ignazio Fonzo e Francesco Pulejo, stanno adesso valutando l’ipotesi di presentare ricorso contro la nomina di Curcio. O di disporre il differito possesso nell’incarico in attesa che ogni ombra si dissolva.