di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 28 ottobre 2026
Ddl Sicurezza, emendamento contro i medici che non firmano le idoneità nei Cpr. Sui provvedimenti sulla sicurezza, da parte della maggioranza è l’assalto alla diligenza. E di provvedimenti simili in questo momento è pieno il Parlamento: tra decreti e disegni di legge alla Camera e al Senato ci sono almeno sei testi in discussione che intervengono con nuove politiche securitarie o strette sulle persone migranti. Ci sono il decreto con il tetto agli studenti stranieri, la proposta di legge che restringe l’accesso alla cittadinanza, un provvedimento di FdI che interviene sul fondamentalismo religioso, la velocizzazione degli sfratti e infine l’ultimo decreto sicurezza varato una settimana fa e il suo fratello maggiore, il ddl Sicurezza parzialmente svuotato dal decreto.
Ieri la commissione Affari costituzionali del Senato avrebbe dovuto iniziare l’esame degli emendamenti al ddl: complessivamente sono oltre seicento, di cui cento firmati dalla maggioranza, per lo più peggiorativi. La discussione, tuttavia, non è nemmeno iniziata: le opposizioni hanno protestato, dal momento che buona parte del testo andrà stralciato, essendo stato assorbito nel decreto, e nessuno del governo si era ancora presentato a Palazzo Madama per spiegare il da farsi. Anche perché, ha lamentato il senatore dem Andrea Giorgis, gli articoli estrapolati dal testo non sono pochi e sono rilevanti (su tutti l’estensione del fermo preventivo abbondantemente utilizzato durante i cortei dell’ultimo weekend). E il decreto, nonostante tutto, è finito alla Camera, per cui difficilmente i senatori avranno modo di lavorarci.
Tra i cento emendamenti presentati dalla maggioranza, in ogni caso, ce ne sono quattro mirati firmati dal relatore del testo, Marco Lisei di FdI. Uno riguarda le visite di idoneità per l’ingresso di migranti nei Cpr: si chiede che in caso di diniego il questore possa richiedere, entro ventiquattro ore, una nuova visita medica in una Asl diversa da quella che aveva firmato la prima inidoneità. Una proposta che appare preparata su misura dopo l’inchiesta della procura di Ravenna che contesta il reato di associazione a delinquere per alcuni medici, a detta dei pm rei di non aver firmato le idoneità dei migranti. Un altro emendamento a firma Lisei chiede che i cittadini di paesi extra Ue condannati in via definitiva a pene superiori a un anno scontino la detenzione nei paesi d’origine, e che da quel momento viga un divieto di reingresso in Italia. Una misura di difficile applicazione, perché fondata su accordi con i paesi terzi, di cui non a caso il testo chiede una “promozione”.
Ancora, un emendamento a prima firma di Maurizio Gasparri di Fi propone di dotare le forze dell’ordine di “marcatori” di vernice per individuare chi nel corso di manifestazioni abbia commesso “condotte illecite”. Ma a testimoniare l’abbuffata securitaria in corso a destra sono le molte richieste di modifica che si sovrappongono tra un testo e l’altro. Nel ddl si inseriscono norme sull’accesso alla cittadinanza, su cui è già in corso una stretta con un altro provvedimento, arrivato in Aula alla Camera e pronto per essere approvato nei prossimi giorni. Ancora ci sono norme che regolano le procedure di sfratto accelerandole e semplificandole. Anche in questo caso la destra ha già un provvedimento apposito, che sta procedendo il proprio esame al Senato. Lo stesso vale per la stretta su burqa e niqab, oramai crociata quotidiana della maggioranza (FdI sta montando gazebo in tutta Italia) che si ritrova a destra e manca nei vari decreti e ddl. Nonostante ne abbia uno apposito, a prima firma di Sara Kelany di FdI, che sta iniziando ora il proprio iter alla Camera oltre un anno dopo la presentazione.
Il primo di questa moltitudine di provvedimenti a vedere la luce dovrebbe essere il testo sulla cittadinanza, che la maggioranza intende modificare ancora in Aula. Ieri l’esame non è proseguito, ma in compenso FdI ha messo a segno un altro punticino elettorale. La Camera ha approvato il ddl sulla riforma delle professioni sanitarie, in cui i meloniani hanno inserito il reintegro dei medici “no vax” che erano stati radiati dall’ordine. Una norma che ha mandato in fibrillazione soprattutto Forza Italia: molti deputati azzurri hanno scelto di non votare, e alla fine il provvedimento è passato con uno scarto minimo di tredici voti. “Senza di noi il governo sarebbe andato sotto” hanno rivendicato i vannacciani.









