di Irene Famà e Paolo Festuccia
La Stampa, 23 novembre 2024
Il decreto legge nell’agenda del Consiglio dei Ministri di lunedì. Nordio: no al diritto creativo. Una battaglia lunga. Da una parte il governo e dall’altra le toghe. Il primo fronte è il prossimo decreto legge che il governo è pronto a varare lunedì in consiglio dei ministri, il secondo, apparentemente teoretico ma in realtà di sostanza, sul prevalere della giurisprudenza italiana al cospetto di quella europea. Vince l’una o l’altra. In sostanza, hanno ragione i giudici di Bologna che sul nodo “Paesi sicuri” hanno inviato le carte alla Corte europea o il governo che sulla crisi del centro migranti in Albania si è mostrato pronto a fare le barricate?
Una prima risposta arriva dal presidente della Corte Costituzionale. Augusto Barbera, nell’argomentare che le “fonti normative europee sono molto complesse” chiarisce però, nell’ambito di un convegno a Firenze, che in passato “se un giudice si trovava in contrasto tra norma interna e norma europea non poteva sollevare la questione, ma doveva limitarsi a disapplicare la norma. Con la sentenza 269 del 2017 si è detto che il giudice rimane libero di scegliere una strada o l’altra”. Come dire che i giudici di Bologna (ma non solo) nei fatti, scegliendo una strada, hanno applicato la legge. In punta di diritto. Certo. Ma Fabio Pinelli, vice presidente del Csm - dallo stesso convegno - allarga l’orizzonte per mettere a fuoco altra carne: “Non si dica, per carità, che in base all’articolo 101 della Costituzione, il giudice è soggetto “solo” alla Costituzione. Il costituente parla chiaramente di “legge”, non di Costituzione, e non c’è argomentazione seria che tenga per poter superare un dato testuale inequivoco e fondamentale per la tenuta degli equilibri dello Stato democratico”. Insomma, il sillogismo del numero due del Csm pare far rima con le tesi che appassionano la politica: il legislatore fa le leggi, i magistrati le applicano, ma soprattutto non le “ostacolano” o meglio per dirla come il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, “per l’esercizio della giurisdizione non è sufficiente avere la Costituzione in tasca. La Costituzione chiede al giudice di assoggettarsi a tutte le leggi emanate dai rappresentanti del popolo sovrano pur se non le si condividono, e sempre salvo il ricorso alla Corte costituzionale”.
Il decreto cyber e giustizia - Non a caso, lunedì in consiglio dei ministri andrà il decreto cosiddetto cyber e giustizia che contiene una serie di norme che impongono ai magistrati una serie di paletti, anche sulla loro loquacità. Perché come sostiene il guardasigilli Carlo Nordio, “le bocche dei giudici non sono bocche mute, come Shakespeare definiva le ferite di Giulio Cesare, sono bocche che parlano e che devono essere ispirate dal raziocinio, dal buon senso, e dal principio di legalità”. Dunque, “non c’è spazio, ed è già stato ribadito molte volte anche dal presidente Mattarella, per il cosiddetto “diritto creativo”. Da qui, il provvedimento, visto dalle toghe come fumo negli occhi.
Centrale è l’articolo 4, quello che minaccia di infliggere azioni disciplinari ai magistrati che prendono posizione pubblica su un argomento di cui si occupano o si occuperanno. Parla del “dovere di astenersi nei casi previsti dalla legge o quando sussistono gravi ragioni di convenienza”. In caso di azione disciplinare del ministro, come da prassi spetterebbe poi alla sezione disciplinare del Csm decidere se infliggere una sanzione.
Un bavaglio, sostengono molti togati. Senza nascondere una tra le loro principali preoccupazioni: la norma, per com’è scritta, attribuirebbe eccessiva discrezionalità al ministro. Nordio, da parte sua, dichiara: “Escludo di esercitare il potere disciplinare per le decisioni di merito dei giudici”.
Nella bozza del decreto, poi, ci sono anche “Disposizioni urgenti per il contrasto dei reati informatici”. Il testo prevede che il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo eserciti “le funzioni di impulso” anche per il reato di estorsione informatica. Insorge il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Dopo il caso Striano non mi sembra proprio il caso di potenziare nemmeno il potere di impulso di questa Procura, sulla quale stiamo indagando nella Commissione Antimafia”. La bozza poi prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per “accesso abusivo a un sistema informatico o telematico in sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico”. E che, in questi casi, la durata massima delle indagini preliminare non sia di diciotto mesi, ma di due anni anche per il reato di estorsioni informatica.










