di Carmelo Lopapa
La Repubblica, 12 maggio 2019
Salvini vuole portare il suo decreto contro le Ong già in settimana in Cdm, ma Conte lo stoppa. I grillini presentano la legge sulle incompatibilità per chi governa e lanciano un appello al Pd. Porte sprangate per Matteo Salvini. Il premier Giuseppe Conte, d'intesa col suo vice Luigi Di Maio, lascia cadere la richiesta del leader leghista di portare subito in Consiglio dei ministri, già questa settimana, il discusso decreto sicurezza bis.
Il capo del Viminale lo aveva già confezionato, suscitando un coro di no dai grillini. Ma se è per questo, prima delle Europee non ci sarà posto nell'agenda del governo - a quanto trapela da Palazzo Chigi - neanche per la riforma delle Autonomie regionali e per la flat tax, i due cavalli di battaglia che il vicepremier leghista avrebbe voluto in qualche modo incardinare. "Io quel che è pronto e che ritengo prioritario lo porterò comunque al primo Consiglio dei ministri disponibile", fa sapere ai suoi Matteo Salvini.
E siccome il rischio che i tanti fronti aperti facciano precipitare la situazione è assai elevato, alla Presidenza del Consiglio stanno valutando l'ipotesi di non convocare affatto il governo prima del 26 maggio. Per rimandare tutte le partite all'indomani della resa dei conti elettorale. Solo un'ipotesi, appunto, ma la dice lunga sul clima che si respira da quelle parti, complice la campagna elettorale. I due leader del resto sono impegnati a beccarsi a distanza ormai ogni giorno dalle piazze di tutta Italia. Ad accendere la miccia ieri è stato Luigi Di Maio, dopo aver letto su Repubblica la notizia della telefonata tra Salvini e Silvio Berlusconi. La considera la conferma del fatto che quei due tramano alle sue spalle per il post Europee.
"Se fosse confermata sarebbe grave", sottolinea. E rilancia rispolverando il vecchio tormentone: la vera emergenza "è la corruzione e per contrastarla serve una legge sul conflitto di interessi, da lunedì la metteremo in calendario in commissione alla Camera". Lancia perfino un appello al Pd perché la sostenga, attacco al Cavaliere e pesante provocazione all'indirizzo della Lega. Salvini gli risponde a stretto giro dicendo che quella telefonata c'è stata, è vero, ma solo per accertarsi delle condizioni di salute dell'ex premier operato di recente.
Il conflitto di interessi? "Se è nel contratto si farà", taglia corto a nome del partito il sottosegretario leghista Claudio Durigon. Pronti anche da Fi, a patto che la norma intervenga "sul rapporto tra la piattaforma Rousseau e il M5S", avverte Mara Carfagna. Ma l'ultima crepa aperta sul conflitto di interessi è solo la conseguenza dell'altra mina piazzata due giorni fa dal ministro dell'Interno: il dl sicurezza bis che, tra le altre cose, sottrae al ministero dei Trasporti la competenza ad autorizzare l'attracco delle navi che hanno soccorso i migranti.
Il ministro 5stelle Danilo Toninelli nemmeno commenta la norma, ritenuta "priva di qualsiasi fondamento giuridico". Se ne fa carico Di Maio: "Sono deluso, non c'è niente sui rimpatri. Non vorrei che il dl fosse l'ennesima iniziativa per coprire il caso Siri".
In giornata, il premier Conte e il ministro degli Esteri Moavero Milanesi hanno scritto per rispondere a Salvini che proprio in materia di rimpatri aveva chiesto un'azione comune del governo. Ci sarà "piena sintonia", scrivono i due al leader della Lega, che apprezza. Ma sul resto il ministro dell'Interno non si placa. "Sto sentendo tanti no" dagli alleati, "ma con i no non si va da nessuna parte: se tutti i ministri portassero i risultati che ho portato io - dice Salvini dalla Lombardia - l'Italia sarebbe un Paese migliore. Sulla sicurezza, io sono pronto, aspetto le riflessioni degli altri ministri".
Non retrocede, insomma. Sul decreto - che del resto non è approdato ancora in cdm - non trapela alcuna valutazione preventiva dal Quirinale. Il presidente Mattarella, quando ha promulgato il primo decreto sicurezza, aveva chiesto con una lettera di rispettare i trattati internazionali e il diritto d'asilo. Domani il capo dello Stato sarà alla celebrazione del centenario di Save the Children, Ong in prima fila nell'aiuto umanitario. Non è previsto un intervento del capo dello Stato, ma la presenza avrà un suo significato.









