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di Flavia Carlorecchio

 

La Repubblica, 17 dicembre 2020

 

Arrestati donne e bambini, torture a centinaia di persone. Secondo Human Rights Watch, centinaia di persone hanno riportato disabilità fisiche e mentali permanenti a causa delle violenze ricevute. Un nuovo report di Human Rights Watch (HRW) testimonia le gravi violazioni dal Servizio di Sicurezza Nazionale (NSS) del Sud Sudan e riafferma la necessità di portare giustizia.

Secondo la ricerca "Quale crimine stavo pagando? Gli abusi del Servizio di sicurezza nazionale del Sud Sudan", pubblicata ieri, il Paese non è riuscito a porre un freno alle violenze dell'NSS, esplose nel 2013. Anzi. L'NSS oggi rappresenta il braccio repressivo del governo. Il documento poggia su inchieste precedenti condotte da HRW, Amnesty International, Commissione per i diritti umani del Sud Sudan, uffici dell'ONU e presenta nuove documentazioni e interviste. Sono stati sentiti 48 ex detenuti e altre figure di rilevo come analisti politici, attivisti, ex militari, familiari di detenuti.

L'evoluzione del Servizio di Sicurezza del Sud Sudan. Il Servizio di Sicurezza Nazionale (NSS) nasce ufficialmente nel 2011 con i poteri di una agenzia di servizi segreti, o intelligence: può raccogliere informazioni, svolgere ricerche e consigliare le autorità rilevanti. A pochi mesi dalla sua creazione, tuttavia, inizia ad effettuare arresti arbitrari e a condurre sorveglianza su persone non gradite al governo. Con l'inizio della guerra civile in Sud Sudan nel 2013, il potere repressivo dell'NSS si abbatte su giornalisti, figure di opposizione e attivisti.

Poteri indefiniti. Grazie ad una legge del 2014 l'NSS acquista i poteri di un corpo di polizia: può arrestare, detenere, sorvegliare, perquisire. E può usare la forza, anche se non è esplicitato. La vaghezza del testo, afferma HRW, consente ampio spazio di manovra alle forze del Servizio di Sicurezza. Le garanzie per i civili sono scarse e quasi mai applicate. Nel settembre 2019, il presidente Salva Kiir ha creato un tribunale speciale per gli ufficiali dell'NSS. Tuttavia, l'impianto manca di credibilità e non c'è nessuna evidenza dello svolgimento di processi giusti e imparziali, conclude la ricerca.

Torture, abusi, danni fisici permanenti: arrestate donne e bambini. L'assenza di documenti rende difficile stabilire il numero di vittime, ma secondo fonti interne diverse centinaia di persone sono transitate nelle prigioni dell'NSS. Hanno subito maltrattamenti, arresti, uccisioni, sparizioni forzate. Molti sono rimaste in isolamento forzato, oppure in celle sovraffollate con scarso accesso a cibo, acqua, cure mediche. Non sono mancate le torture fisiche: aghi, plastica fusa, elettroshock, abusi sessuali. Tra i detenuti anche donne incinte, bambini, persone con disabilità.

"Sento ancora gli aghi sulla pelle", racconta un ex detenuto di 27 anni. Molti riportano danni fisici permanenti.

Coinvolte anche le diaspore. Il potere del Servizio di Sicurezza si estende oltre i confini nazionali. Ci sono testimonianze di minacce, intimidazioni e rapimenti di persone in Kenya ed Uganda, con il tacito accordo delle autorità locali. Questo ha contribuito a creare un clima di sospetto nelle comunità sud sudanesi all'estero, mettendo a tacere le critiche al governo anche oltreconfine.

Le difficoltà per ottenere giustizia. Arrestati senza processo e rilasciati senza accuse, per le vittime l'accesso alla giustizia è impossibile, riporta HRW.

"Mi hanno torturato e incarcerato per oltre un anno, rilasciato senza accuse e minacciato di non parlare con nessuno di quanto accaduto. Cosa mi farebbero se li portassi in tribunale?", racconta un ex detenuto. L'NSS riporta direttamente all'ufficio del Presidente, dal quale provengono fondi e autorizzazioni. Sulla carta esistono dei meccanismi di controllo dal basso sul suo operato, attraverso il Parlamento. Nella pratica però la corruzione politica li rende sterili e inefficaci: i poteri dell'NSS non conoscono ostacoli.

Il braccio destro della repressione governativa. "Ciò che serve è la volontà politica di mettere un freno all'NSS e stabilire riparazioni per anni di abusi", afferma Carine Kaneza Nantulya, direttrice della sezione Africa per HRW, "ma il Sistema di Sicurezza Nazionale rimane l'arma preferita del governo per la repressione. Questo promuove una cultura dell'impunità che lascia le vittime e le loro famiglie senza giustizia".

Chiamata a intervenire anche la comunità internazionale. HRW fa appello al Sud Sudan affinché metta fine allo strapotere del Sistema di Sicurezza Nazionale. "Il governo deve riformare al più preso il sistema di sicurezza e garantire giustizia e giuste compensazioni alle vittime", afferma Kaneza. "Si tratta di un passo fondamentale verso la costruzione di uno stato equo. Il nostro futuro deve poggiare su leggi imparziali e sul rispetto dei diritti umani". Si chiede infine un intervento più deciso della comunità internazionale e dei paesi vicini al Sud Sudan, inclusa l'Unione Africana, gli Stati Uniti, la Norvegia e il Regno Unito.