Avvenire, 3 agosto 2018
Matar Younis Ali Hussein, un insegnante islamico di religione, era stato arrestato per "spionaggio e guerra contro lo Stato". Rischiava la pena di morte per aver preso posizione in favore della popolazione del Darfur - dal 2003 vittima collettiva di un'offensiva militare per la quale il presidente sudanese Omar al-Bashir è imputato presso il Tribunale penale internazionale per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio - ma dal 26 luglio è libero.
Matar Younis Ali Hussein era stato arrestato il primo aprile dopo aver criticato il governo sudanese per gli omicidi, i rapimenti, le devastazioni e i saccheggi dei villaggi, la violenza sessuale e altro ancora in corso da 15 anni in Darfur. Più volte, aveva denunciato il falso "processo di pace" promosso dal governo del dittatore Bashir e aveva sollecitato protezione per gli sfollati del conflitto.
Il 24 giugno era stato incriminato per "guerra contro lo Stato", "tentativo di sovvertire il sistema costituzionale" e "spionaggio". Se giudicato colpevole anche di uno solo di questi reati, sarebbe stato messo a morte. E invece, grazie a un'enorme mobilitazione interna e internazionale promossa anche da Amnesty International, è stato assolto e rilasciato.
Ora si spera che Matar Younis Ali Hussein possa riprendere a insegnare la religione islamica e a chiamare alla preghiera dalla moschea di Zalingei, nel Darfur centrale, senza temere ulteriori persecuzioni e rappresaglie giudiziarie.









