di Giacomo Costa
Corriere del Veneto, 9 giugno 2021
Un passo a destra, due a sinistra, nessuno in avanti. Le autorità sudanesi continuano a trattenere in arresto Marco Zennaro, l'imprenditore veneziano accusato di frode per una partita di trasformatori elettrici che la sua azienda aveva venduto a un intermediario del posto, il quale avrebbe dovuto poi rivenderli alla società deputata a gestire l'illuminazione pubblica nel Paese.
Ora il 46enne sembra saltare da un inferno all'altro: dopo una settimana di carcere "vero" è tornato nel suo golgota personale, la cella del commissariato. Tra l'altro rischia il rinvio a giudizio in un secondo procedimento giudiziario. Lo scrive il portale Focus On Africa sottolineando che è comparso nuovamente davanti alla corte nella causa presentata da un'altra società di Dubai. Un nuovo procedimento contro cui il suo legale - che è a Khartoum - ha presentato ricorso per chiedere la non procedibilità in quanto la società in questione non avrebbe titolo per promuovere la causa.
Zennaro aveva raggiunto la repubblica africana proprio per cercare di risolvere il problema commerciale, ma il primo aprile è stato incarcerato. Dopo oltre sessanta giorni chiuso in una cella di sicurezza del commissariato di Khartum, spazio che divideva con altre trenta persone e con picchi di caldo di 46 gradi (ma con un solo servizio igienico), sarebbe dovuto essere trasferito ai domiciliari in una struttura alberghiera, sempre nella capitale sudanese.
Ma le cose non sono andate come speravano i familiari. L'udienza in tribunale è stata rimandata (comunque non prima di aver spostato il veneziano in un sottoscala del tribunale, dove è rimasto confinato per ore senza potersi muovere) e in attesa della prossima data - che sarebbe dovuta essere il 10 giugno, domani - si è deciso per il trasferimento dell'accusato nel carcere vero e proprio, a Ordurman. Non un bel segnale, ma tutti hanno cercato di concentrarsi sui pochi lati positivi: la casa circondariale era comunque più organizzata e razionale della sovraffollata cella del commissariato.
Nemmeno questa volta le cose sono andate come ci si poteva augurare. "Lunedì Marco è stato condotto nuovamente davanti alla corte e poi di nuovo nella cella del commissariato - ha raccontato ieri il fratello Alvise - La sua condizione lì è ancora senza letto, senza materasso, ora con 50 gradi percepiti, senza diritto di visita, di movimento o d'aria". Sembrerebbe infatti che il procuratore abbia disposto una nuova integrazione istruttoria - in poche parole un nuovo interrogatorio - e fino ad allora resterà nella sua cella "provvisoria". Un orizzonte temporale, in questo caso, non c'è. A maggio sarebbe dovuta bastare una firma su un fascio di documenti già preparati per far uscire Zennaro ma quella firma non è mai arrivata. La paura ora è che si replichi.











