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di Riccardo Noury


Corriere della Sera, 18 agosto 2019

 

Possesso di valuta estera, corruzione e ricevimento illegale di regalie. Per questi reati, è iniziato oggi in un'alluvionata Khartoum uno dei processi cui la giustizia sudanese (un altro potrebbe riguardare l'uccisione di manifestanti negli ultimi mesi) sottoporrà l'ex presidente Omar al-Bashir. In sé, che un capo di stato deposto dopo 30 anni di dominio assoluto venga processato è una notizia positiva.

Ma la giustizia interna non dovrebbe entrare in contrasto con quella internazionale. Al-Bashir è il più antico ricercato dal Tribunale penale internazionale, cui deve rispondere da una decina d'anni di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio commessi in Darfur quando era al potere. Per questo, le nuove autorità sudanesi dovrebbero trasferire al-Bashir al Tribunale penale internazionale, non prima di aver ratificato lo Statuto di Roma - firmato da Khartoum nel 2000 - che ha istituito nel 1998 il massimo organo della giustizia internazionale.