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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 3 settembre 2019

 

Sui decreti sicurezza ancora non ci siamo. È uno dei nodi rimasti sul tavolo del programma e che andranno sciolti entro questo pomeriggio, quando i capigruppo del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci e quelli dei 5Stelle Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli si incontreranno di nuovo a Palazzo Chigi con il premier incaricato Giuseppe Conte per chiudere l'accordo.

Il documento che disegna le politiche del futuro governo giallo-rosso è scandito in 30 punti. Quindici sono ancora aperti. Alla fine della lunga riunione di ieri - con un black out di 15 minuti per via del nubifragio che si abbatte sulla Capitale - sia Dem che 5Stelle minimizzano i dissensi, sostenendo che alcune questioni non sono state affrontate solo per mancanza di tempo. Ma nella trattativa di programma in coda sono rimaste proprio le spine.

L'immigrazione, innanzitutto. I Dem non sono disposti a fare passi indietro sulla revisione profonda e radicale dei decreti di Salvini. "Non possiamo sopportare provvedimenti che tengono i migranti in ostaggio e i porti chiusi", commentano a fine giornata al Nazareno, la sede del Pd. Vero è che ci sarà una nuova legge sull'immigrazione che archivierà la Bossi-Fini (e questo è stabilito nel programma).

Non solo. Conte nel video che posta ieri su Facebook - e che completa mentre la riunione di programma è in corso chiedendo una pausa di qualche minuto - annuncia la battaglia da condurre in Europa: "Vanno sviluppati i negoziati di Dublino per la gestione europea dell'immigrazione". Bene, rimarcano i Dem, ma non possiamo aspettare che gli sbarchi, i soccorsi, la gestione dei flussi siano rinviati a data da destinarsi. Delrio è convinto che si arriverà all'intesa su tutto.

"Si è lavorato e si lavora nel merito degli argomenti, sono stati fatti passi avanti". Oltretutto sarà proprio il documento programmatico la base del discorso con il quale il premier si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia. Ovviamente una volta superata oggi la madre di tutte le prove per i 5Stelle: il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. E non è un caso che Conte metta l'accento sul cavallo di battaglia grillino: il taglio dei parlamentari. Si farà: nella prima data utile del calendario parlamentare passerà alla Camera in ultima lettura con il sì del Pd. Però sarà accompagnato dalla revisione della legge elettorale.

Quindi 345 parlamentari in meno - 115 senatori e 230 deputati tagliati - ma con una legge di impianto proporzionale. Questa è la novità inserita ieri nel documento. I Dem hanno chiesto tuttavia che un impianto totalmente proporzionale abbia dei correttivi per non essere in balia del ricatto dei piccoli partiti. Inoltre - affermano i capigruppo del Pd - si deve pensare ad alcune garanzie per dare stabilità al sistema. Saranno però questioni da affrontare nei tavoli tecnici e parlamentari, insieme agli altri aggiustamenti costituzionali e all'aggiornamento dei regolamenti delle Camere.

"Dobbiamo continuare nell'azione di eliminazione dei privilegi, perché chi è chiamato a svolgere una funzione pubblica, deve farlo con "disciplina e onore", senza indebiti vantaggi", sottolinea Conte su Facebook. Tra i punti che invece sono rimasti per ora fuori c'è la revisione delle concessioni autostradali che tanto sta a cuore ai grillini, mentre un compromesso è stato raggiunto sulle trivelle: non si fermano gli investimenti esistenti però non saranno date nuove concessioni.

Tra i nodi da affrontare oggi c'è la questione dell'acqua pubblica, che è uno dei cardini dell'ala più di sinistra del M5S. Da mettere a punto il tema del conflitto d'interessi. Infine la corruzione e la lotta alle mafie, su cui c'è sintonia tra Pd e pentastellati. I temi della giustizia sono da definire: dalla prescrizione alle intercettazioni alla riforma delle carceri.