di Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2025
Con il voto dell’Aula del Senato sulla separazione delle carriere dei magistrati, la maggioranza fa un altro passo deciso verso la riforma della giustizia, l’unica tra le tre promesse in campagna elettorale che sta procedendo. Si è persa quella sull’autonomia differenziata anche dopo lo stop della Consulta mentre sul premierato il rallentamento sembra legato a motivi legati all’opportunità politica. Probabilmente Meloni ha, finora, ritenuto che cambiare le norme costituzionali coinvolgendo anche l’equilibrio di poteri con il capo dello Stato, possa intaccare la sua popolarità che invece tiene bene.
Tra l’altro, si continua a parlare di una sua legittima aspirazione a diventare la prima donna presidente della Repubblica in Italia visto che tra due anni compirà 50 anni, visto che il mandato di Mattarella scade nel 2029 e che troverà una strada libera se dovesse rivincere le elezioni nel 2027. Insomma, ci sono alcune ragioni per tirare il freno sul premierato. Non ci sono invece sulla giustizia. Anzi. È evidente che il Governo ha trovato nei giudici un bersaglio polemico che la riforma incrocia perfettamente.
Si era cominciato con le inchieste, dal sottosegretario Del Mastro alla comunicazione di iscrizione di Meloni nel registro degli indagati sul caso Almasri fino all’ultimo caso del Massimario della Cassazione che ha eccepito dubbi di costituzionalità sul decreto sicurezza. Ma - soprattutto - sul fronte dei migranti si è consumato lo scontro con il Tribunale di Roma per le norme sul decreto Albania mentre proprio ieri una sentenza della Consulta ha “bocciato” la disciplina dei trattenimenti nei Cpr.
Questo per dire che il clima da battaglia c’è e quasi già si respira aria di referendum. In questo caso le possibilità di vincere sono più alte delle altre due riforme, premierato e regionalismo differenziato, visto che nelle opinioni pubbliche si è formata una corrente di diffidenza verso le toghe più robusta che in passato. E a contribuire, più che i casi politici, ci sono quelli di cronaca nera irrisolti, o riaperti anche per alimentare un circuito mediatico che fa salire lo share televisivo ma abbassa l’affidabilità della magistratura.
Ieri, poi, Forza Italia non solo ha incassato un punto sulla giustizia ma ha rilanciato lo ius scholae aprendo all’opposizione. Immediato lo stop di FdI e della Lega. Dunque, si può attendere perché, come ha detto Tajani, la separazione delle carriere è la priorità. Ecco, la cittadinanza sembra più una bandiera - come il terzo mandato per Salvini - che una vera sfida politica.











