di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 9 giugno 2025
Fine vita, adozioni gay, procreazione: gli italiani restano scettici. ma il consenso cresce sui diritti civili: quasi sei su dieci dicono sì al riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso. Fine vita, procreazione assistita, diritti civili, droghe e prostituzione. Fotografare l’opinione degli italiani sui temi etici rientra tra le sfide più complesse. Perché oscilla, arretra, spacca i cittadini quasi sempre a metà, come dimostra anche l’ultimo Rapporto Italia curato dall’Eurispes. Che da anni “conduce un’indagine sistematica volta a rilevare l’opinione pubblica italiana su questioni di rilevanza etica, giuridica e sociale, fornendo un quadro evolutivo delle percezioni collettive riguardo a tematiche di primaria importanza”.
Il quadro normativo che evolve (o si restringe) non riflette sempre la società, anche se i dubbi restano proprio dove una legge non si riesce a fare: è il caso del suicidio assistito, sul quale “i dati rivelano come prevalga ancora una chiusura, nonostante nel corso del tempo si sia registrato un aumento del consenso”. Nel 2019 si dichiarava favorevole il 39,4% degli intervistati, passati al 46,9% nel 2025: tre punti in meno rispetto a due anni fa. Ma forse sbaglieremmo a concentrarci sui cittadini di oggi, senza guardare a quelli di domani. I numeri cambiano anche in base all’orientamento politico e al grado culturale. Ma tutti i dati raccontano che più si cresce più si allargano i no.
Al contrario i giovanissimi, quelli nella fascia tra 18-24 anni, sono i più aperti alla scelta di fine vita: il 79,2% del campione si esprime a favore dell’eutanasia. La percentuale è meno alta sul suicidio assistito, sul quale è il 62,8% dei ragazzi a dire sì: quasi il doppio delle percentuali registrata tra gli over 64, con il 36,5%. Il favore maggiore degli italiani, in assoluto, si registra sul testamento biologico (77,8%), disciplinato dalla legge numero 219 sulle Dat, che è entrata in vigore nel 2018 e resta pressoché sconosciuta. Una larga maggioranza dei cittadini dice sì anche all’eutanasia (67,9%), ma con una variazione nel dato storico: nel 2025 si registra uno dei valori minimi dei consensi tra quelli rilevati negli ultimi 6 anni (il più basso è quello del 2024: 66,7%). Il numero resta parecchio più alto, comunque, di quello sul suicidio assistito. Un tema che impegna anche il Parlamento, dopo anni di “rinvii”: a metà luglio se ne discuterà in Aula al Senato, sempre che il Comitato ristretto di Palazzo Madama riesca a formulare in tempo un testo che metta d’accordo il centrodestra.
I nodi non mancano. “L’approfondimento scientifico di questi temi richiede un’analisi articolata che tenga conto della pluralità di prospettive morali, culturali e normative, nonché del ruolo delle Istituzioni nella regolamentazione di scelte eticamente sensibili”, sottolinea il rapporto. Ma le percentuali si fanno interessanti nell’ottica di un referendum sul fine vita, come pensa di fare Macron in Francia, e come propone l’associazione Luca Coscioni con una proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione che ha l’obiettivo di legalizzare tutte le scelte di fine vita, compresa l’eutanasia attiva. L’ultima volta, nel 2022, il testo sull’eutanasia legale promosso dalla stessa Associazione aveva raccolto oltre un milione di firme, ma era stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale.
Che fin dal 2019, con la sentenza 242 sul caso Cappato/Dj Fabo, spinge il legislatore ad occuparsi della materia. “Un nodo centrale di questa riflessione è rappresentato dal principio di autodeterminazione, che solleva interrogativi bioetici e sociali cruciali, richiamando l’importanza della libertà di scelta e di espressione. Di fronte alle sfide del presente, si impone la necessità di ridefinire i confini del vivere comune, con un rinnovato senso di responsabilità individuale e collettiva, capace di orientare le risposte ai cambiamenti culturali, sociologici e civici della contemporaneità con consapevolezza e con senso di solidarietà”, dice il rapporto. E chi altri, se non i giovani, sono i protagonisti del cambiamento? Sui temi ambientali e per la tutela degli animali, ad esempio, che resta un tema molto caro agli italiani.
Ma anche sui diritti civili, sui quali gli italiani “rivelano posizioni solo parzialmente avanzate”, seppure con un’apertura crescente nel corso del tempo. Se il 70,2% del campione si dichiara a favore della tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso e il 66,8% si dice d’accordo sulla possibilità di contrarre matrimonio per le persone dello stesso sesso, i dubbi crescono quando entrano in gioco i figli: poco più di un italiano su due si dichiara favorevole all’adozione per le coppie omosessuali (51,9%) e per i single (54,3%). Il quadro cambia se si va per fasce d’età: l’84,7% dei 18-24enni si dichiara a favore della tutela giuridica alle coppie di fatto indipendentemente dal sesso; il 73,2% dice sì all’adozione per le coppie omosessuali e la percentuale cresce a favore dell’adozione per i single.
Da quest’anno l’Eurispes ha interrogato gli italiani anche sul riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali, tema sul quale la Consulta si è recentemente espressa aprendo alle famiglie composte da due mamme: quasi 6 italiani su dieci dicono sì (il 58,1%). Tra i “nuovi temi” c’è anche la fecondazione eterologa, che incontra il favore del 59,7% del campione nel 2025, in aumento rispetto al 2021. Si abbassa il consenso sulla maternità surrogata, già illegale in Italia e resa “reato universale” con la recente normativa approvata dal Parlamento: nel 2025 solo il 35,5% si dichiara favorevole a fronte del 64,5% degli intervistati che si dichiara invece contrario, facendo registrare il dato più basso della serie storica di indagine (2021-2025). “Sul riconoscimento delle identità di genere che non si rispecchiano nel femminile o nel maschile appare esserci invece maggiore consenso, seppure questa sia l’opinione di poco più della metà degli italiani”, spiega il rapporto.
Che registra un “certo grado di chiusura” rispetto al cambio di sesso tramite autodichiarazione (è a favore il 37,2%). Ultimo, ma non ultimo, il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione: nel 2025 meno di un italiano su due si dichiara favorevole (42%) alla prima opzione, mentre i dati rivelano una progressiva chiusura sul secondo tema. Nell’ultimo anno, lo stesso in cui è arrivato un codice Ateco per le attività da escort, dice sì solo il 48,2% degli italiani: dieci anni fa, nel 2015, la fetta di popolazione a favore delle “case chiuse” era il 65,5%.











