di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 agosto 2025
Si dice pronto “a mobilitazioni mai viste”, il Sindacato di polizia penitenziaria. Aveva solo 17 anni ed era di origine tunisina, l’ultimo - in ordine di tempo - detenuto morto suicida in carcere. Il più giovane di quest’anno. È deceduto ieri in ospedale dopo tre giorni di agonia: nella notte tra domenica e lunedì aveva usato i jeans che indossava per impiccarsi nella sua cella del Centro di prima accoglienza annesso all’Istituto per minori di Treviso. Sale così a 54 il numero totale dei suicidi in carcere dall’inizio del 2025, secondo il report curato da Ristretti Orizzonti che riporta anche una piccola biografia delle persone decedute, ove possibile.
Una morte che invece non troverà posto nel conteggio tenuto dal Dap perché avvenuta in ospedale. Ma che, secondo il sindacato di Polizia penitenziaria (Spp), “inchioda il ministro Nordio a pesanti responsabilità”. “I suicidi dall’inizio dell’anno confermano che gli under 30, i detenuti alla prima detenzione, gli stranieri, specie extracomunitari, insieme a tossicodipendenti e malati psichici sono le categorie della popolazione carceraria a maggiore rischio”, sottolinea il segretario Aldo Di Giacomo che indica la “stage silente di detenuti” come “priorità dell’emergenza carceraria”. Il sindacato si dice pronto a “mobilitazioni mai viste sino ad oggi per inchiodare il ministro alle proprie responsabilità e dare la possibilità al governo di trovare risposte immediate al dramma quotidiano delle carceri”.
Ieri anche il Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti ha espresso “il più profondo sconcerto” per la nota con la quale il ministro Nordio ha smentito i dati dell’ultimo rapporto sui decessi in carcere, pubblicato dal Garante nazionale, negando l’esistenza di un allarme sociale. Le parole del Guardasigilli - spiega il Coordinamento - unitamente a quelle usate dallo stesso Collegio nazionale per rientrare nei ranghi imposti dal governo, sono “di una gravità inaudita”. A Nordio, i Garanti territoriali (comunali e regionali, dunque di ogni orientamento politico) ricordano che “ogni morte in (e di) carcere è un fallimento dello Stato, e rappresenta la cifra di una politica pubblica (penitenziaria) che non sta funzionando”.











