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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 4 febbraio 2026

Cinque suicidi dietro le sbarre dall’inizio dell’anno - uno a settimana - due dei quali nel giro di poche ore al Due Palazzi di Padova, carcere dove il locale garante dei detenuti, Antonio Bincoletto, ha contato ben 467 atti di autolesionismo nell’arco del 2025. E una circolare dell’Amministrazione penitenziaria che dopo tre mesi ancora continua a creare difficoltà burocratiche alla attività trattamentali, parte integrante della pena in carcere secondo il dettame costituzionale. Ebbene, basterebbero queste ultime denunce - ma la realtà dell’emergenza carceraria è ben più vasta e articolata - a giustificare una risposta del Guardasigilli alle opposizioni che, al termine dell’informativa del ministro Piantedosi, lo hanno interpellato con urgenza sulla questione. E invece no. “Abbiamo chiesto una informativa sulle carceri, anche perché il ministro Nordio era in Aula - riferisce Devis Dori, capogruppo Avs in commissione Giustizia alla Camera - ma è scappato di gran lena appena ha sentito l’aria che tirava. Non ha neanche voluto dirci no. Questo è un triste segnale dell’importanza che il tema riveste per il ministro della Giustizia”.

A prendere l’iniziativa per primo è stato il vicecapogruppo di Azione: “Da un lato i suicidi nei penitenziari non sono calati, con gli ultimi due avvenuti a Padova, dall’altro si continuano a negare eventi all’interno delle carceri italiane a causa di una circolare ministeriale del Dap che vieta e non consente le attività trattamentali - ha affermato il deputato Fabrizio Benzoni - Per quanto il ministro Nordio abbia provato a smentire queste notizie, gli eventi organizzati continuano ad essere annullati. Per esempio a Modena, lo scorso 15 gennaio, con 24 ore di anticipo è stato disdetto il consiglio Comunale nella casa circondariale della città proprio per l’autorizzazione negata dal Dap. E a Brescia, ieri, non è stato possibile assistere alla relazione del garante dei detenuti: la negazione da parte del Dap è arrivata a pochissime ore dalla convocazione della commissione consiliare che si svolge in carcere da almeno 10 anni”. Benzoni ha chiesto dunque al ministro Nordio, presente in Aula, di riferire su quanto sta accadendo.

Una richiesta, quella di Azione, alla quale si è unita la dem Debora Serracchiani: “Ci sono diversi casi in cui l’accesso è stato negato e in ben due consigli comunali si è impedito di poter accedere al carcere per svolgere un’attività di conoscenza. Questo merita un chiarimento e una risposta”. Anche Devis Dori, di Avs, ha ricordato “le condizioni drammatiche dei detenuti, degli agenti di polizia penitenziaria, delle associazioni, degli psicologi”. E ha aggiunto: “Siamo alla follia anche su come il Dap sta amministrando una serie di decisioni”. Il radicale Roberto Giachetti (Az), già autore di una pdl per la liberazione anticipata speciale altamente snobbato dalla maggioranza, ha tirato infine le dovute conclusioni spiegando che il diritto del parlamentare a sollecitare un’informativa “non può tradursi in una ritualità della domanda delle quale il ministro se ne fotte. Il governo se ne fotte. Siamo stufi”.

A Padova intanto, sotto il carcere Due Palazzi si sono riuniti ieri alcuni attivisti di Rifondazione Comunista, Coalizione Civica e del Csoa “Pedro” per un sit-in di solidarietà con i reclusi, dopo che due detenuti si sono tolti la vita a distanza di 36 ore l’uno dall’altro, e contro le leggi governative “sempre più restrittive per la povera gente”. Sul tema è intervenuta anche la consigliera regionale veneta di Avs, Elena Ostanel, secondo la quale quelle vite spezzate “sono, purtroppo, vittime del sovraffollamento che attanaglia le persone detenute e anche il personale carcerario”. Riferisce Ostanel che tra i tanti dati forniti dal Garante dei detenuti del comune di Padova, Bincoletto, nell’ultima relazione annuale del proprio mandato, “il più drammatico è quello sugli atti di autolesionismo delle persone recluse, che sono stati a Padova 467 nel 2025. Il dato più allarmante è che l’87.79% di questi atti è avvenuto tra detenuti nella Casa circondariale e quindi persone in attesa di giudizio o che stanno scontando pene brevi. Se le persone detenute arrivano a compiere questi atti è perché non vedono una garanzia di futuro, che non stiamo riuscendo a offrire, a discapito di quanto richiesto dalla Costituzione”.