sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Il Dubbio, 13 agosto 2025

I numeri, da soli, non raccontano tutto. Dietro ogni statistica ci sono storie, volti, vite interrotte. Eppure, quando si parla di suicidi e morti in carcere, la narrazione pubblica si ferma troppo spesso alla freddezza delle cifre. All’Adnkronos Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti campano e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, fa un’analisi molto chiara della situazione: “Suicidi e morti di carcere e in carcere: si danno i numeri! Oltre l’anonimato dei numeri, ci sono le persone. Che si è fatto negli ultimi dieci anni? Il 2024 è stato l’anno con più morti in carcere di sempre. Le regioni più colpite sono state Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. Un picco di una emergenza in corso da quattro anni. Un dato che interroga, che inquieta, ma il ministro Nordio stiracchia i numeri e cinicamente dice che non c’è emergenza, non c’è allarme”.

“Almeno sulle morti in carcere - prosegue Ciambriello - i numeri non dovrebbero diventare materia di opinione politica, ma stimolo per azioni concrete. Servono provvedimenti urgenti e misure deflattive della popolazione carceraria, affinché l’esecuzione della pena sia compatibile con il volto costituzionale del nostro Paese”. Riprendendo le parole di Ennio Flaiano, Ciambriello osserva: “La situazione è grave, ma non seria”. Un’amara sintesi di come l’emergenza carceraria venga affrontata: con imbarazzo e distanza, come se la questione fosse marginale. “Il carcere, ancora una volta, - sottolinea il garante campano - mette a disagio il potere politico non tanto per le sue condizioni spesso inumane, quanto per il fatto che trova voce attraverso i garanti territoriali, le associazioni, gli operatori che ci lavorano ogni giorno e persino i sindacati della polizia penitenziaria.

Secondo il portavoce dei Garanti, l’attenzione dovrebbe concentrarsi su interventi immediati: più risorse per la salute mentale in carcere, percorsi alternativi alla detenzione per i reati minori, un potenziamento delle misure di reinserimento sociale. “Dietro ogni morte - conclude - c’è una storia che non possiamo ignorare. Trasformare quei numeri in un impegno concreto è l’unico modo per rendere giustizia non solo a chi non c’è più, ma anche alla dignità della nostra democrazia”.