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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 22 gennaio 2026

Il resoconto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla attuale condizione delle carceri e degli Istituti penali. Siamo stati bravi, siamo stati i primi, siamo i più garantisti (altro che panpenalisti), il futuro è roseo e tutto quello che non funziona non è colpa nostra, semmai della magistratura. Si potrebbe riassumere così il resoconto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla attuale condizione delle carceri e degli Istituti penali per minorenni.

Intervenendo in Aula alla Camera, durante le comunicazioni e le repliche alle opposizioni, il Guardasigilli ha dipinto un universo penitenziario in assoluta ripresa. Grazie, a suo dire, ad una serie di interventi effettuati durante il 2025 (“transizione tecnologica e digitale”, “potenziamento delle infrastrutture”, “efficientamento energetico” e, soprattutto, una straordinaria attenzione ai “principi costituzionali che governano l’esecuzione penale”), e agli interventi previsti nei piani governativi e nel “programma del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, finalizzati all’ampliamento della capacità ricettiva di 21 istituti”.

Dunque: i suicidi in carcere? Sono in diminuzione, afferma Nordio, “in calo del 10%” nel 2025 rispetto all’anno precedente: “Non stiamo facendo miracoli - ammette - ma nessuno dica che non stiamo facendo niente”. Secondo il Guardasigilli, infatti, la tutela della salute mentale è stata rafforzata, stanziando “14 milioni per l’assistenza psicologica”, introducendo il “monitoraggio proattivo nei reparti”, “potenziando i servizi psichiatrici e la gestione delle Rems”, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. E ancora: “il lavoro esterno è cresciuto del 15% passando da 1.860 a 2135 unità”, e “sono stati finanziati 43 progetti teatrali e 46 progetti sportivi”.

E allora, vediamolo, questo “calo” nel numero dei suicidi di cui si fregia il ministro: nel 2025 sono state registrate 80 persone che si sono tolte la vita in carcere (erano 91 nel 2024) ma va chiarito che il metodo di conteggio è caotico e, come denunciato più volte dalle organizzazioni per i diritti dei reclusi, il Dap tende sempre più ad annoverare i detenuti che spirano in ambulanza o in ospedale, dopo il gesto suicidario, tra i “decessi per altre cause”. E infatti il totale dei morti in carcere è rimasto sostanzialmente invariato: 246 nel 2024, e 241 nel 2025. Come ha spesso richiesto l’associazione Ristretti orizzonti, l’unico modo per fornire dati certi e trasparenti sarebbe quello di pubblicare l’elenco preciso e completo dei detenuti morti.

Il sovraffollamento carcerario? Nordio ribadisce il concetto, espresso in altre sedi, secondo il quale ammassare le persone dietro le sbarre non è tra le cause dirette dei suicidi. L’eccesso di detenuti in spazi angusti, aggiunge, non è neppure “determinato dall’introduzione di leggi ad opera di questo governo: faccio presente che il primo provvedimento importante è stato quello sui rave party, su cui neanche una persona è stata giudicata o condannata. Questa legge ha avuto un’efficacia preventiva e deflattiva sulla carcerazione”. In ogni caso, spiega, “abbiamo un gruppo di lavoro che verifica le misure alternative alla detenzione” e “stiamo provvedendo con nuove norme”. Tra “i condannati a una pena non superiore a 24 mesi - spiega - sono risultati suscettibili di accesso a tali misure 10.105 detenuti”. C’è poi “la percentuale di tossicodipendenti in carcere” che è “di circa il 31%: 10.234 detenuti potrebbero usufruire delle comunità terapeutiche e della detenzione domiciliare”. Rispetto alla “carcerazione preventiva, il vulnus più lacerante rispetto al dettato costituzionale che prevede la presunzione di innocenza”, Nordio si dice orgoglioso “di aver introdotto l’interrogatorio preventivo e la competenza collegiale”, che “non riguardano in alcun modo i reati gravi” ma “dovrebbero contribuire a ridurre la popolazione carceraria”.

“Queste persone - è la stoccata del ministro - non sono sotto la nostra giurisdizione, ma sotto quella della magistratura di sorveglianza, cui spetta di deliberare la liberazione anticipata”, “non è il governo a decidere chi entra e chi esce del carcere”.

Più o meno a questo punto dagli spalti si è levata la voce del deputato di Iv Roberto Giachetti, autore di una proposta per la liberazione anticipata speciale che ha anche ricevuto apprezzamenti bipartisan ma è rimasta inesorabilmente lettera morta. “Ministro glieli do io i numeri del sovraffollamento delle carceri - ha urlato Giachetti rivolgendosi a Nordio - a fine novembre 2025 è di 63.868 persone, 2000 in più rispetto all’anno precedente, a fronte di una capienza di 46.124 posti, 700 in meno rispetto all’inizio dell’anno. Lei come fa ad escludere che gente che vive come nelle porcilaie non arrivi a suicidarsi per una cosa del genere?”.