di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Nuove linee guida per la prevenzione. Secondo Parisi e Napolillo, i casi si realizzano “in assenza di sovraffollamento”. Tra i 14 suicidi dall’inizio dell’anno di persone detenute in carcere ce n’è uno in particolare - quello del collaboratore di giustizia Bernardo Pace trovato impiccato nella sua cella dell’istituto Lorusso e Cutugno di Torino - su cui, oltre all’indagine aperta dalla procura, “occorre approfondire” anche in Commissione antimafia. È quanto affermato ieri, a conclusione di una visita nella casa circondariale torinese, dai senatori dem Verini e Giorgis. Una faccenda “molto seria e inquietante” che lascia numerosi interrogativi aperti, e non solo dal punto di vista giudiziario. Il problema infatti è che, come sottolineano i due parlamentari, “al di là di questa vicenda, non si può e non si deve morire in carcere”.
Eppure nelle nuove linee guida per la prevenzione degli autolesionismi emanate recentemente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il dramma dei suicidi in carcere viene liquidato come un problema di fragilità individuali. O di inadempienza solo delle regioni dopo il varo nel 2017 del Piano nazionale che attuava la direttiva dell’allora ministro Orlando. “In tre regioni i Piani Regionali risultano scaduti - si legge nel documento - ben 31 Piani locali risultano parimenti scaduti e in quattro sedi i Piani Locali non sono mai stati adottati”.
Analizzando poi i “74 casi di suicidio del 2025” (ma in realtà sono 80, secondo la più accurata statistica messa a punto da Ristretti orizzonti che conteggia come tali anche le morti in ospedale o in ambulanza seguite all’evento suicidario), secondo il Dap “tra quelli maggiormente presenti figurano gli autori di reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi e di atti persecutori (20 casi pari al 27,03% del totale), nonché di femminicidi e/o omicidi in danno di familiari o conviventi (5 casi)”.
Mentre, analizzando le condizioni di detenzione, “il fenomeno suicidario matura prevalentemente”, tra le altre cose, “in assenza di sovraffollamento della stanza”, è l’interpretazione, già più volte espressa dal ministro Nordio, fatta ora propria dal direttore generale Detenuti e trattamento, Ernesto Napolillo, e dal vice capo Dap Massimo Parisi. Va detto tra parentesi che su questi due alti dirigenti del Dap, come anche su qualche altro collega del ministero di Giustizia, pende la richiesta di dimissioni sollevata di nuovo ieri da Pd, Avs, M5S e Azione, in quanto fotografati durante una cena alla famigerata Bisteccheria d’Italia insieme ai già dimissionati Delmastro e Bartolozzi. A Napolillo viene anche rimproverata la circolare dell’ottobre 2025 “che ha di fatto impedito le attività trattamentali come il teatro, il laboratorio di lettura o addirittura la via crucis”, ha detto ieri la dem Serracchiani. Circolare che contribuisce senz’altro a rendere il sistema detentivo mortificante della dignità umana.
I suicidi “rappresentano una criticità strutturale del sistema carcere e vanno letti come espressione di una complessa interazione tra vulnerabilità personali, condizioni detentive e assetti organizzativi”, ribatte invece il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) spiegando che le nuove linee guida “non introducono novità” se non l’intenzione di incrementare le prestazioni degli psicologi giuridici in libera professione che già affiancano gli psicologi del Ssn incardinati negli istituti. “Senza risorse né interventi strutturali sull’organizzazione, caratterizzata da incarichi disomogenei e da limiti contrattuali e di orario, è difficile dare sostanza a modelli teorici”, spiega Ilaria Garosi della presidenza Cnop.
Anche per il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia, il documento del Dap non riesce neppure a valutare l’attuazione delle precedenti direttive. E a parte la “difesa d’ufficio di una delle più bizzarre affermazioni” di Nordio sul rapporto tra suicidio e sovraffollamento, “appare curiosa l’adozione di queste nuove linee guida senza una condivisione con le Regioni che organizzano e assicurano i servizi sanitari in carcere”. Ma, conclude Anastasia, “se saranno state l’occasione per attivare finalmente quelle previsioni sull’accompagnamento dei detenuti a fine pena già previste dall’ordinamento penitenziario e da una circolare del 2022, saranno state parole utilmente spese. Vedremo”.









