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di Ermes Antonucci

Il Foglio, 24 novembre 2022

Da inizio anno, 80 detenuti si sono tolti la vita: la cifra più alta nella storia repubblicana. Di fronte a questo dramma senza fine, si resta allibiti per il silenzio delle istituzioni e della politica.

Ottanta: è il numero dei detenuti che da inizio anno si sono tolti la vita nelle carceri italiane. Si tratta della cifra più alta nella storia repubblicana, o almeno da quando esiste un sistema di monitoraggio (il record precedente si era registrato nel 2009, quando a fine anno i suicidi erano stati 72). A far raggiungere questa cifra drammatica sono stati i casi di due detenuti che lunedì si sono suicidati nel carcere di Foggia e in quello fiorentino di Sollicciano.

Ma a far impallidire sono anche i dati che riportano oltre mille tentativi di suicidio sventati nell’anno in corso grazie all’intervento degli agenti di polizia penitenziaria. Di fronte a questo dramma senza fine, si resta allibiti per il silenzio delle istituzioni e della politica. Nessuno infatti, negli ultimi giorni e nelle ultime ore, ha commentato quella che sembra essere ormai un’emergenza democratica.

Su questo occorre sgomberare subito il campo da semplificazioni qualunquiste: la colpa delle condizioni di vita incivili negli istituti di pena e del record storico di suicidi tra i detenuti non può certamente essere addebitata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, insediatosi a ottobre, né al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi, nominato lo scorso marzo. Proprio Nordio, anzi, ha individuato nell’emergenza carceraria una delle priorità della sua azione, come confermano le prime uscite istituzionali al carcere di Regina Coeli e a quello di Poggioreale a Napoli.

Dall’altro lato, il capo del Dap Renoldi ha emanato ad agosto una circolare contenente “iniziative per un intervento continuo in materia di prevenzione delle condotte suicidarie delle persone detenute”, indirizzata ai provveditori regionali dell’amministrazione penitenziaria e ai direttori degli istituti di pena. Una circolare che sembra aver avuto comunque scarso effetto.

E però c’è qualcosa che colpisce nel silenzio tombale proveniente dal ministero e dal Dap sul bollettino quasi quotidiano dei detenuti che hanno deciso di ammazzarsi sotto la custodia dello stato. Di fronte agli ultimi eventi nessun messaggio, neanche istituzionale, è giunto da via Arenula, mentre il Dap - contattato dal Foglio - fa sapere che il suo presidente, non essendo in sede, non può rilasciare commenti o interviste. Una modalità piuttosto discutibile di affrontare il tema dal punto di vista comunicativo e agli occhi della pubblica opinione.

Tra i partiti la situazione non cambia. Persino il Partito democratico, l’unico partito ad aver previsto un capitolo dedicato alle carceri nel proprio programma elettorale, non è intervenuto sul tema. Nel centrodestra a trazione meloniana, i diritti dei carcerati non risultano essere di certo la priorità, tranne rare eccezioni. Come quella del senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, che a inizio mese ha presentato un’interrogazione al ministro Nordio per sapere “quali urgenti iniziative di propria competenza il governo intenda assumere per far fronte alla drammatica situazione del sistema carcerario italiano”. Nel frattempo, sono trascorse tre settimane.

“Il dato degli 80 suicidi è agghiacciante - afferma Zanettin al Foglio. È del tutto evidente che la condizione carceraria si è aggravata e su questo ha inciso una politica ispirata a una concezione carcerocentrica della pena, che io addebito in particolare al dicastero Bonafede”. “La questione si è posta anche durante le audizioni di martedì che riguardavano il decreto sull’ergastolo ostativo e sul rave - prosegue il senatore di Fi - Tutti gli auditi si sono mostrati critici rispetto all’ampliamento, avvenuto negli ultimi anni, dei reati ostativi alla concessione dei benefici penitenziari. Sta di fatto che ormai le carceri scoppiano”. “Sono convinto che la situazione debba essere monitorata e attenzionata dalla politica, cosa che però non sta avvenendo, nonostante questi numeri agghiaccianti”, conclude Zanettin.