di Ugo Magri
La Stampa, 19 marzo 2024
“Le carceri scoppiano”, aveva alzato la voce il presidente della Repubblica non più tardi del 31 gennaio scorso. Da quel suo richiamo però nulla è successo, a parte purtroppo una dozzina di ulteriori suicidi tra i detenuti che portano a 26 il totale di quanti si sono già tolti la vita da inizio anno: come dire in media uno ogni tre giorni. Di questo passo verrà agevolmente superato il triste record del 2022 quando i suicidi in carcere furono 85. Ecco perché Sergio Mattarella c’è ritornato su con forza e in termini parecchio espliciti.
L’occasione gliel’ha offerta, come spesso accade, un anniversario. Cadevano ieri i 207 anni dalla nascita del Corpo di Polizia Penitenziaria, ricordati al Quirinale con una cerimonia. Il capo dello Stato ne ha profittato per sollecitare passi concreti. Occorre intervenire sul sovraffollamento carcerario e “sopra ogni cosa sull’assistenza sanitaria” negli istituti di pena che, come ha denunciato l’ultimo Rapporto Antigone, è in grave deficit. Basti dire che, dei circa 6 mila detenuti con problemi psichici, solo il 4 per cento vengono curati.
“Il numero dei suicidi nelle carceri dimostra quanto sia importante e indispensabile affrontarlo immediatamente e con urgenza”, suona la sveglia Mattarella: un appello a rimboccarsi le maniche che interpella tutte le istituzioni alle quali spetta assumere, precisa, “i provvedimenti necessari”. Verrà ascoltato almeno stavolta? Mattarella, va precisato, non ce l’ha affatto con la polizia penitenziaria, spesso al centro di polemiche e anche di inchieste; le rivolge semmai un elogio per l’impegno “assolto con grande dedizione, con grandi sacrifici e professionalità”, spesso al di là dei propri specifici compiti di vigilanza e di sicurezza.
Il presidente considera gli agenti di custodia anch’essi vittime delle condizioni inumane di vita nei nostri penitenziari, dove sono attualmente ammassati all’incirca 62 mila detenuti con una preoccupante tendenza all’aumento. Per invertire la rotta il governo punta moltissimo sull’edilizia carceraria che però, notoriamente, richiede tempo; nell’immediato scommette sul recupero di vecchie caserme in disuso, da trasformare in colonie penali.
Nel frattempo la maggioranza persegue la sua linea securitaria che consiste nell’aggravare le pene e nel moltiplicare i reati punibili con la detenzione laddove, secondo molti esperti del settore, bisognerebbe procedere in direzione opposta, evitando di sanzionare con il carcere certi reati minori. Le proposte non mancano. Ad esempio secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, sarebbe di grande aiuto istituire le Case di reinserimento sociale che accolgano chi deve scontare meno di 12 mesi di pena. Rappresenterebbero una valvola di sfogo.
Mattarella ovviamente non entra nel merito delle possibili risposte all’emergenza. Ma bisogna agire in fretta, chiarisce, “per rispetto dei valori della nostra Costituzione e della dignità di chi, negli istituti carcerari, lavora e vi è detenuto”. L’aveva già detto un mese e mezza fama, in questi casi, repetita iuvant.









