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di Giuseppe Legato

La Stampa, 6 luglio 2024

L’ex capo del Dap nel biennio del Covid: “È giunto il momento di ripensare il carcere: non più come isolamento e separazione dal mondo esterno”. “Al netto di reati molto gravi che impongono temi di sicurezza seri è giunto il momento di ripensare il carcere: non più come isolamento e separazione dal mondo esterno. Non riesce a rieducare come dovrebbe anzi, deprime e induce a sottostimarsi. I suicidi hanno raggiunto numeri drammatici. E bisognerebbe cominciare seriamente a riflettere su un’amnistia”. Parla Bernardo Petralia ex magistrato dirigente, già Procuratore generale di Reggio, membro del Csm, ma soprattutto vertice del Dap dal 2020 al 2022, il biennio del Covid. Con rara franchezza affronta il tema dell’emergenza carceri il giorno dopo l’approvazione, da parte del governo, del decreto “Carceri sicure”.

Misure sufficienti a risolvere il problema?

“Astrattamente non è negativo, ma mi spingerei su qualche misura più radicale”.

Ovvero?

“Con più di 15 mila unità mancanti di personale di Polizia penitenziaria, 1.000 assunzioni non bastano”.

Da più fronti si solleva il tema che gli agenti dovrebbero essere più formati su profili psicologici. È d’accordo? O servono più educatori e psicologi in carcere?

“Ci vuole l’uno e l’altro. Consideri che molti agenti, che sono stati tantissime volte protagonisti di salvataggi dimostrando acume e prontezza, stanno per andare in pensione, entrerà diverso personale giovane privo di esperienza che ha bisogno di maestri. Il carcere è ambiente complicato”.

Negli ultimi giorni, quattro suicidi e due tentati suicidi di uomini che hanno meno di 35 anni. Come si fa ad accettare che un ragazzo non veda più un futuro quando ha una vita intera ancora da vivere?

“Ci sono diversi temi che incidono. Quando ero direttore del Dap facemmo uno studio articolato sui suicidi: dalla scarsa contiguità territoriale tra istituti e aree geografiche di provenienza dei ristretti, all’assenza di lavoro per i detenuti negli istituti, alle condizioni delle strutture i motivi e i piani sono diversi. Resta un dato: il carcere non è un mondo a sé, riflette larghi tratti del mondo esterno: se fuori aumentano i suicidi aumenteranno anche dentro”.

Vale anche per i giovani?

“Il tema della fragilità dei ragazzi che vediamo nel mondo esterno esiste anche in carcere, è evidente”.

Perché alcuni carcerati non vedono più una prospettiva?

“Anche per via di una giustizia lenta. La portata drammatica della questione risiede nei numeri: fino a quando ero al Dap la maggioranza dei detenuti era in attesa di giudizio e credo che la situazione non sia cambiata. Le posizioni - e quindi i destini - vanno definiti molto più in fretta”.

Come si fa a fermare questa drammatica escalation di suicidi?

“Più lavoro aiuterebbe. Se il carcerato lavorasse, si impegnasse, sarebbe disincentivato a deprimersi. Lavoro - sia chiaro - non per distrazione, ma per affermazione della propria identità. Purtroppo, su questo c’è anche una vistosa differenza tra zone del Paese. Poche occasioni al Sud, molto di più tra Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna”.

I tossicodipendenti devono stare in carcere?

“Bisognerebbe prendersene cura in strutture non solo di vigilanza ma di assistenza che incentivino un recupero vero che non è solo il Serd per il metadone quotidiano”.

E le persone con problemi psichiatrici?

“Sono più a rischio suicidi del detenuto “classico”.

Ma non ci sono le Rems per ospitarli…

“Questo più che un problema del ministero della Giustizia è un tema dell’amministrazione sanitaria e, in buona distanza, del Tesoro. Dovrebbero costruirle le Regioni ma necessitano di finanziamenti”.

Alcuni dicono che in Italia si arresta troppo. Lei è stato magistrato dirigente. Cosa pensa?

“Che anche sulla custodia cautelare in carcere andrebbe fatta una riflessione”.

In definitiva?

“Bisognerebbe essere pronti a riflettere su un’amnistia. C’è un sovraffollamento impressionante. Quando divenni capo del Dap erano ospitati 61 mila detenuti e con il Covid arrivammo a 52 mila. Adesso l’emergenza è riesplosa”.