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di Patrizia Maciocchi

Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2023

Negato il risarcimento: non c’erano segnali evidenti del rischio di un gesto estremo. Il ministero della Giustizia non risarcisce i familiari del detenuto suicida, se manca la prova della prevedibilità dell’evento. La Cassazione (sentenza 24758) respinge così il ricorso dei parenti di un carcerato che si era tolto la vita nella sua cella, usando un fornelletto a gas e un sacchetto di plastica.

Alla base del gesto, secondo i parenti, i molti trasferimenti. Per i giudici non erano significativi alcuni comportamenti autolesionisti, bollati come sporadici e strumentali per ottenere vantaggi. A fronte delle varie visite psichiatriche, che non avevano evidenziato il rischio di un gesto estremo, a nulla era servita una lettera-testamento trovata in cella, visto che i ricorrenti non avevano potuto dimostrare che l’amministrazione carceraria fosse a conoscenza dello scritto. Né esiste un diritto assoluto ad essere spostato in istituti di pena vicino ai familiari, perché il trasferimento deve essere compatibile con le esigenze di organizzazione carceraria.