di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 giugno 2024
Come già riportato anche sulle pagine di questo giornale, un uomo di trentun anni, in attesa di giudizio, si è tolto la vita impiccandosi alla porta della cella nella VII sezione del carcere di Regina Coeli. Era in “grandissima sorveglianza” per precedenti atti autolesivi, ma, come denunciano i Garanti, la carenza di personale e l’affollamento insostenibile rendono inefficaci anche le più stringenti misure di prevenzione. “Non si può andare avanti così”, affermano Stefano Anastasìa, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, e Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale.
“La VII sezione di Regina Coeli deve essere immediatamente chiusa, ristrutturata e destinata a un solo uso”. Al momento, Regina Coeli ospita 1150 detenuti contro i 628 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 180%, il più alto nel Lazio e tra i più alti in Italia. La situazione è aggravata dalla cronica carenza di personale: nel turno notturno, gli agenti a disposizione sono pochissimi, mentre la conta dei detenuti supera le mille unità. “Ogni misura di prevenzione del suicidio è stata ideata, protocollata e applicata”, spiegano i Garanti. “Ma se le carceri scoppiano, a nulla servono. Non servono nuove carceri, né nuovi agenti che a malapena colmeranno i vuoti creati dai pensionamenti. Non serve neanche l’idea repressiva di risolvere tutto con l’ordine e la disciplina, nuovi reati e gruppi operativi speciali di polizia”.
I garanti invitano a mettere fine alla propaganda. Infine concludono Anastasìa e Calderone: “È tempo di discutere delle soluzioni urgenti richieste dal Presidente della Repubblica tre mesi fa. Serve una drastica riduzione della popolazione detenuta, commisurata agli spazi e al personale effettivamente disponibili. Solo così si potrà garantire una detenzione dignitosa a chi non può attendere il giudizio o scontare la pena fuori dal carcere”. Il suicidio di Regina Coeli è il trentanovesimo in Italia dall’inizio dell’anno, il secondo nel carcere romano e il terzo nel Lazio. Lo scorso anno, a Regina Coeli, i suicidi sono stati cinque. Numeri drammatici che evidenziano l’urgenza di un intervento profondo e strutturale sul sistema penitenziario italiano.










