di Luca Casarini
L’Unità, 21 agosto 2024
Un provvedimento immediato, utile a fare uscire una quota di esseri umani, e i 28 bambini per primi che sono un abominio, in modo da rispondere subito al grido di sofferenza e di morte che da anni giunge dal carcere, dovrebbe essere un atto “ovvio” per chiunque si dica umano. Si può discutere di tutto. Del sistema penale, della sua deriva dallo stato di diritto allo stato di polizia. Della giustizia, che è subordinata alla diseguaglianza materiale nella quale la legge non è uguale per tutti. Dall’altro canto i governanti potrebbero invece opporre l’idea che questo è il modo migliore possibile di gestire una dinamica sociale, per impedire la guerra civile e il disastro totale. Potrebbero dire, e lo dicono, che l’alternativa può essere anche peggio, sventolando le foto con gli impiccati di Teheran.
Si può dire tutto. Ma difronte ad uno e più suicidi al giorno nelle carceri, difronte alla condizione disumana, di tortura, contro migliaia e migliaia di esseri umani, non si dovrebbe anteporre il dibattito al fare subito qualcosa di concreto. E cioè, in virtù di questa condizione, promuovere immediatamente un provvedimento di uscita dal carcere per migliaia di detenuti e detenute che potrebbero scontare la pena a casa o in maniera alternativa. Prima si salva, dalla morte e dalla tortura, e poi si discute. Ma è proprio sul “prima si salva” che il potere misura di che pasta è fatto. L’ho visto in tanti anni per mare, lo rivedo a terra: il “prima si salva” non è nel dna di questa gente che ha il potere.
La civiltà invece, dovrebbe basarsi proprio su quanto “prima si salva” è insito nell’esercizio di ogni potere. La differenza tra il mero utilizzo del potere, e la funzione di governo attraverso quel potere, è anche determinata da questo, dal livello di “prima si salva” contenuto nell’atto pubblico della gestione sociale. Lo spettacolo vergognoso che abbiamo davanti è invece quello di un potere che discute “se salvare”. In carcere, come in mare. Un provvedimento immediato, utile a fare uscire una quota di esseri umani, e i 28 bambini per primi che sono un abominio, in modo da rispondere subito al grido di sofferenza e di morte che da anni giunge dal carcere, dovrebbe essere un atto “ovvio” per chiunque si dica umano.
E invece, quando delle nullità, dei miserabili di coscienza e di anima, prendono il potere, accade questo. Giocano con la morte degli altri, di quelli che di potere non ne hanno. Non governano, comandano. Secondo la loro attitudine, deboli con i forti e implacabili con i deboli. E cosi, la loro miseria umana diventa un’aurea che avvolge l’intera società, facendo diventare questa l’immagine di ciò che siamo. Le nullità, i miserabili sadici con il potere in mano, fanno grandi grandissimi danni. Irreparabili quando causano la morte.










