sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Pietro Pellegrini*

quotidianosanita.it, 3 aprile 2024

Nei primi tre mesi del 2024 sono stati 28 i suicidi nelle carceri. Tassi di suicidio 20 volte superiori a quelli della popolazione generale. Un fenomeno allarmante e complesso rispetto al quale non sono adeguate letture semplicistiche che talora alimentano lo stigma dei malati mentali ritenuti responsabili sia dei disordini interni agli istituti di pena sia dei suicidi. I dati della Relazione del Garante Nazionale offrono importanti riflessioni.

a) Va ricordato, preliminarmente che esiste una differenza tra l’essere affetto da disturbi mentali e l’infermità mentale (non imputabilità). Solo una parte limitata delle persone con disturbi mentali è giuridicamente “inferma di mente”: le persone con misura di sicurezza detentiva definitiva in REMS sono 331 ed occupano il 51% dei posti REMS. Ne deriva che se queste venissero utilizzate solo per i “definitivi” gli attuali posti REMS sarebbero più che sufficienti.

b) Le persone arrestate in carcere, ancor prima del processo possono essere oggetto dell’applicazione delle misure di sicurezza detentive provvisorie. Ciò le fa diventare detenute “sine titulo” in quanto la misura di sicurezza sotto il profilo giuridico non è eseguibile in carcere.

Si tratta di persone presunte innocenti e per le quali spesso l’infermità è ancora da accertare. A novembre 2023 erano 42. Anche una sola è troppo. Per prevenire queste situazioni potrebbe essere adottata una concertazione dei tempi tra giudici, avvocati, periti e i DSM al fine del trasferimento in altre sedi sanitarie o a domicilio secondo le indicazioni dei DSM (che sul territorio nazionale seguono circa 6.000 persone con misure giudiziarie) o come estrema ratio in REMS. Servono Protocolli operativi e un appropriato utilizzo dei posti REMS secondo l’accordo Stato Regioni 30 novembre 2022.

c) Nelle carceri vi sono persone con disturbi mentali imputabili che scontano una pena. I servizi di salute mentale e dipendenze patologiche assicurano l’attività di cura negli Istituti di Pena. Vi sono le Articolazioni Tutela Salute Mentale (ATSM) che ospitano circa 230 persone. Le persone detenute con “diagnosi psichiatrica accertata” sono 350 (su circa 56.000 detenuti) ma la prevalenza è certamente maggiore (20% circa).

Lo studio del Garante Nazionale evidenzia che nel 2022 su 85 suicidi 11 (13%) erano affetti da patologie psichiatriche certificate ed una era in attesa di posto in REMS. 28 persone su 85 pari al 33% del totale avevano già tentato il suicidio. Al momento del suicidio 19 persone su 85 erano soggette ad alta sorveglianza il che fa riflettere sulla efficacia di questo strumento e più in generale sui modelli preventivi.

d) Circa un terzo dei detenuti presenta problemi da uso di sostanze e sono queste situazioni ad essere rilevanti sia per la vita negli Istituti di Pena, sia al fine di prevenire il suicidio. Le difficoltà sono dimostrate anche dall’uso degli psicofarmaci nei detenuti, 5 volte superiori alla popolazione generale come evidenzia la ricerca di Altreconomia n. 263/2023. Le persone con psicopatia, uso di sostanze non possono e non devono essere destinate alle REMS ma possono essere attivate misure alternative (in comunità terapeutiche o sul territorio).

e) Questione sociale Il tema dei suicidi ha un’ampia parte sociale in quanto 68 persone su 85 (pari all’80%) erano in condizioni di vulnerabilità e 20 (23,5%) suicidi su 85 erano persone straniere senza tetto.

f) Questione di genere: 5 suicidi su 85 hanno riguardato persone di genere femminile, una percentuale apparentemente bassa e tuttavia superiore (2,1 per mille detenuti) a quella maschile (1,48 per mille detenuti) se rapportata al totale della popolazione femminile detenuta (2.372). Va ricordato anche che in carcere risultano ancora 20 madri con 21 bambini.

g) Posizione giuridica: il 54% è costituito da persone con misure non definitive e il 37% è in attesa del primo giudizio. Per la prevenzione è nota la rilevanza dei periodi critici (udienze, fine pena ed al.), le sedi della detenzione (media sicurezza ecc.) e il supporto tra pari.

Infine va ricordato che gli agenti della polizia penitenziaria hanno tassi di suicidio doppi rispetto alle altre Forze dell’Ordine e tripli rispetto alla popolazione generale. Un ulteriore elemento per riflettere sugli effetti della privazione della libertà e le condizioni della detenzione. I detenuti stanno arrivando a circa 61 mila con un incremento di 400-500 persone al mese.

Per concludere. È evidente che non si tratta di aumentare le REMS ma la prevenzione del suicidio può avvenire solo mediante un concertato lavoro interistituzionale, con azioni multilivello. Vista la gravità dei dati e il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è necessaria una volontà politica comune che porti ad approvare leggi su indulto, amnistia, liberazione anticipata (proposta di legge Giachetti), misure alternative, case per le misure alternative, il superamento del doppio binario (proposta di legge Magi 1.119/2023), le riforme della legislazione su droga, migrazioni e povertà. Provvedimenti che avrebbero la finalità di ridurre il numero delle persone detenute, creare alternative, migliorare qualità di vita e dare speranza. In questo quadro sono fondamentali le telefonate, le relazioni affettive e sessuali in attuazione della sentenza 10/2024 della Corte Costituzionale. Servono risorse sanitarie, sociali e giudiziarie per adeguate dotazioni organiche del personale (e la sua formazione) e promuovere i diritti, combattere la povertà e la deprivazione sociale e sanitaria per prevenire i suicidi durante la detenzione ma anche prima e dopo.

*Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma