di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 ottobre 2025
Mentre in Senato l’Istituto superiore di sanità dice no, a Firenze un giudice dice sì. Mentre in Senato l’Istituto superiore di sanità dice no, a Firenze un giudice dice sì. Sì, e subito. Ancora una volta, dunque, il diritto ad accedere al suicidio assistito viene garantito per decisione di un Tribunale quando, nello stesso tempo, in Parlamento la maggioranza cerca di far passare - con una nuova e inedita accelerazione - un ddl sul fine vita che, per usare le parole del senatore dem Franco Mirabelli affidate ad Huffington post, “sembra più orientato a ridimensionare le sentenze della Corte costituzionale che a recepirle”.
Il tribunale di Firenze infatti ha accolto integralmente le richieste di “Libera” (il nome è di fantasia), la donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla primaria progressiva che già più di un anno fa aveva ottenuto dalla propria Asl il via libera alla procedura di suicidio medicalmente assistito. Per lei, completamente paralizzata dal collo in giù, occorre però un macchinario che attivi l’infusione del farmaco letale attraverso un puntatore oculare, vocale o con un altro tipo di sensore. Strumenti ormai facilmente reperibili sul mercato, tanto da essere usati da anni in Svizzera e negli altri Paesi dove il suicidio assistito è parte integrante del servizio sanitario nazionale. Motivo per il quale, richiamando le sentenze della Consulta del 2019 e del 2025, il giudice Umberto Castagnini della Quarta sezione civile fiorentina “ha ordinato all’Azienda Usl Toscana Nord Ovest di fornire entro 15 giorni la strumentazione necessaria all’auto somministrazione, verificandone la funzionalità e la compatibilità, attraverso una pompa infusionale attivabile con sensore di comando o puntatore oculare o altra modalità idonea; e di rendere disponibili farmaci e dispositivi al medico di fiducia di “Libera”, che la assisterà durante la procedura”.
A darne notizia è l’Associazione Luca Coscioni che, con il collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, ha supportato la signora anche quando nel marzo scorso il tribunale di Firenze ha sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale. La Consulta a luglio si è espressa chiedendo “con urgenza la verifica a livello nazionale e internazionale, e non solo regionale, dell’esistenza di dispositivi idonei all’auto somministrazione del farmaco per il suicidio assistito”.
“Il limite della sopportazione umana del dolore fisico e psichico, per quanto mi riguarda, è stato superato”, era stato lo sfogo di “Libera” appena qualche giorno fa, quando i pareri tecnici del Ministero della Salute, dell’Iss e del Consiglio Superiore di Sanità avevano escluso la possibilità di reperire la strumentazione adatta. Ieri, durante l’audizione nelle commissioni riunite di Affari sociali e Giustizia del Senato, l’Iss ha ribadito che “ad oggi non è possibile certificare un dispositivo medico il cui uso preveda espressamente l’inserimento in una procedura di suicidio assistito” per i pazienti non autonomi. Tuttavia, ha ammesso Palombo dell’Iss, “sono già disponibili tecnologie impiegate in ambiti di disabilità o cura che potrebbero essere adattate a tale scopo, come sensori di pressione labiale, interfacce vocali, sistemi di tracciamento oculare e pompe infusionali a controllo remoto”.
Eppure, al giudice fiorentino che aveva richiesto “entro l’8 ottobre informazioni relative all’esistenza e alla concreta reperibilità di strumenti di autosomministrazione per via endovenosa attivabili mediante comando vocale o oculare e altre modalità compatibili con le condizioni cliniche di “Libera”, le istituzioni nazionali avevano inviato “soltanto risposte negative o interlocutorie”. Ma quando, pochi giorni dopo, la Regione ha trovato una ditta fornitrice e la Asl si è detta disponibile, il Ministero della Salute - costituto nel giudizio di “Libera” davanti al tribunale di Firenze - si è tirato indietro. Tramite l’avvocatura di Stato, riferisce ancora l’associazione Coscioni, il ministro Schillaci ha sostenuto “che la competenza operativa in materia spetta al Servizio sanitario regionale, e non allo Stato, contraddicendosi palesemente anche rispetto al ricorso presentato contro la legge regionale toscana 16/2025, nel quale il Governo contesta proprio la competenza regionale”. A dimostrazione delle reali intenzioni del governo. Ora però il sistema sanitario ha l’obbligo di assistere medicalmente “Libera” durante il suo suicidio. Liberamente scelto.











