di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 giugno 2026
Il ddl Bazoli arriva in aula, i partiti di governo rinviano di nuovo tutto in commissione. La legge sul fine vita richiesta sette anni fa dalla Corte costituzionale è di fatto morta. Con eutanasia, dopo una lunga vita di sofferenze e senza dignità. Come previsto, infatti, il ddl Bazoli, approdato in Aula al Senato ieri senza relatori, dopo appena un’ora e mezza di interventi è stato rispedito alle commissioni riunite Giustizia e Sanità dove lo stallo perdura da oltre due anni. Il testo del senatore dem Bazoli era stato ripescato proprio per l’impossibilità di sbloccare l’impasse in commissione - a mediare era stato il presidente La Russa dopo il pressing di Forza Italia - ma con 88 voti favorevoli e 59 contrari la maggioranza ieri ha approvato la questione sospensiva presentata da Fd’I e ha rinviato di nuovo la palla fuori dagli spalti.
Il Presidente dei senatori meloniani Malan ha spiegato che in commissione la discussione ripartirà dal testo base dei relatori Zanettin (FI) e Zullo (Fd’I), “unitamente ad altre proposte, compresa quella di iniziativa popolare”. Una precisazione d’obbligo, quest’ultima, dopo che l’associazione Coscioni ha diffidato il presidente La Russa per la mancata calendarizzazione della loro pdl depositata 11 mesi fa. Intanto, la capogruppo forzista Stefania Craxi aveva già ottenuto la proroga al 9 maggio per la presentazione degli emendamenti. Ma sono tutti solo diversivi: la maggioranza spera così di arrivare a quell’intesa che non ha trovato finora tra le destre liberali e quelle oltranziste. Mentre, come ricorda De Cristofaro (Avs), il ddl Bazoli è pronto da tempo, visto che aveva già ottenuto il primo sì alla Camera nella scorsa legislatura, anche con i voti favorevoli di alcuni esponenti del centrodestra.
In questa legislatura, invece, la legge sul suicidio medicamente assistito “è stata presenta ad ottobre 2022 e incardinata in commissione solo un anno e mezzo dopo, ad aprile 2024”, ricostruisce Bazoli che ricorda le “quasi cento audizioni, un numero che non si è visto neppure per le riforme costituzionali”, un comitato ristretto che è servito solo a perdere altro tempo, e alla fine “il testo Zanettin Zullo che è in palese conflitto con la sentenza della Consulta”. “Malgrado tutto - sottolinea l’esponente dem - abbiamo aperto la discussione, ma la commissione non è stata riconvocata per 7 mesi. E ora questo rinvio è l’ennesima l’abdicazione del nostro ruolo di parlamentari, la dimostrazione che vince quella destra che una legge non la vuole, senza neppure il coraggio di dirlo”. Tutta l’opposizione si schiera contro “una decisione scandalosa”, un affossamento “indegno”, aggiunge Schlein. Con la fine della legislatura all’orizzonte, infatti, non ci sono i tempi, seppure ci fosse la volontà. Plaude Pro Vita & famiglia, mentre La Russa se la cava con un: “Non posso rammaricarmi per una decisione presa dal Senato”.
ANCHE in commissione tira aria di inganno. Fa molto discutere, infatti, l’audizione del presidente del Cnr Lenzi riguardo i dispositivi per l’autosomministrazione del farmaco durante il suicidio assistito. In una memoria scritta, Lenzi ha negato la disponibilità di “dispositivi regolarmente autorizzati all’immissione in commercio con marchio CE”. “Una palese menzogna”, ribatte l’opposizione. D’altra parte, se così fosse, non avrebbero potuto porre fine alle loro sofferenze i 17 pazienti italiani che hanno finora ottenuto il via libera al suicidio assistito dopo la sentenza del 2019.
E soprattutto, come ricorda l’associazione Coscioni, “è stato proprio il Cnr, su incarico del Tribunale di Firenze, a progettare e realizzare il puntatore oculare che ha permesso a “Libera” di auto infondersi il farmaco. Negarne oggi l’esistenza significa disconoscere un precedente concreto e umiliare il lavoro svolto dai tecnici dello stesso Cnr”. Ieri intanto i volontari dell’associazione Soccorso civile si sono autodenunciati pubblicamente per aver accompagnato in Svizzera a morire Lucia, una donna di 80 anni triestina affetta da una rara patologia neurodegenerativa ma che non aveva ottenuto il via libera in quanto, secondo l’Asl non dipendeva da trattamenti di sostegno vitale. Si tratta della decima disobbedienza civile al divieto di aiuto al suicidio.










