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di Alessandra Arachi

Corriere della Sera, 12 marzo 2022

Il provvedimento è stato votato con 253 favorevoli e 117 contrari. Il testo dovrà adesso passare al vaglio del Senato. I relatori: “Una legge necessaria, un’occasione che l’Italia attendeva da troppo tempo”.

La Camera ha detto sì al suicidio assistito, ad ampia maggioranza. Ci sono stati 253 voti favorevoli e 117 contrari. Per ottenere il suicidio assistito fino ad ora i cittadini sono dovuti andare all’estero: il caso più eclatante è quello di dj Fabo che è morto in Svizzera nel 2017. Adesso - se pure il Senato darà il suo via libera - sarà possibile anche in Italia accedere alla “morte volontaria medicalmente assistita con un atto autonomo con il quale si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale”.

Favorevoli e contrari - Un dibattito acceso quello che si è svolto nell’aula di Montecitorio per arrivare all’approvazione: hanno votato contro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ad eccezione di un piccolo gruppo di deputati azzurri, tra questi gli ex ministri Stefania Prestigiacomo e Elio Vito, nonché Renata Polverini, Roberto Novelli, Matteo Perego. A favore il Pd, M5s, Leu e parte del Misto. I due relatori Alfredo Bazoli e Nicola Provenza sono rispettivamente del Pd e di M5s. Bazoli: “Consegniamo al Senato un lavoro accurato, che ha tenuto conto di tante sensibilità, figlio di una lunga e costruttiva discussione. Credo e spero davvero ci siano tutte le premesse per tagliare il traguardo e dare al Paese una legge necessaria”.

Provenza: “Finalmente il Parlamento si occupa dei più fragili. Auspico che l’importante lavoro svolto alla Camera trovi continuità al Senato, poiché siamo di fronte ad una occasione unica per il pieno recupero del ruolo centrale del Parlamento, ad una legge che il nostro Paese attendeva da troppo tempo”. Pierantonio Zanettin, Forza Italia: “Abbiamo votato contro perché lo Stato deve spendere le proprie energie per sostenere chi soffre, non quello di propinare la morte”. Maurizio Lupi, Noi con l’Italia: “Abbiamo votato contro il provvedimento per rispetto alla dignità della persona. La vita è un diritto, non la morte”. Il testo originale, costituito da 10 articoli, è stato modificato da importanti emendamenti. Sugli emendamenti il Governo si è sempre rimesso al parere dell’aula.

Patologie irreversibili, prognosi infausta - Nel testo originale si prevedeva che per arrivare al suicidio assistito si dovevano avere patologie irreversibili o prognosi infausta, una formula più restrittiva rispetto a quella approvata che prevede che le patologie irreversibili debbano coesistere con la prognosi infausta. Lo stesso vale per le sofferenze fisiche e psicologiche.

Basta il certificato di un solo medico - Un altro importante cambiamento è stato introdotto da un emendamento molto discusso (presentato da Riccardo Magi di +Europa) che prevede che per accedere al suicidio assistito basterà il certificato del medico curante oppure di uno specialista. In precedenza si prevedeva che ci dovessero essere i certificati di tutti e due. Altro emendamento ampiamente dibattuto (sempre di Magi) ha ristretto i presupposti che il medico deve seguire per accedere al farmaco letale: sono state tolte le condizioni sociali e familiari. Sono rimaste le condizioni cliniche e psicologiche. L’emendamento è stato votato a scrutinio segreto, unico tra tutti gli emendamenti.

Cure palliative - Le cure palliative sono un punto nodale del provvedimento. Con un emendamento di Italia viva adesso potrà accedere alla morte medicalmente assistita anche chi abbia “volontariamente interrotto” il percorso di cure palliative. Prima era previsto che si dovesse essere necessariamente coinvolti in un percorso di cure palliative.

Morte assistita equivale a morte naturale - Nessuna sorpresa nell’esame degli emendamenti, tutti votati a scrutinio palese ad eccezione di uno. Importante l’introduzione di uno “scudo penale” per i medici, escludendone la punibilità in caso di assistenza al suicidio. Decisiva anche l’equiparazione del decesso a seguito di morte volontaria medicalmente assistita al decesso per cause naturali a tutti gli effetti di legge.

L’obiezione di coscienza - Altro snodo della legge l’obiezione di coscienza. Il testo prevede che possa essere “sempre essere revocata” ma nel caso venga pratica anche in questo caso “esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente dirette al suicidio e non dall’assistenza antecedente l’intervento”. È inoltre previsto che “gli enti ospedalieri pubblici autorizzati sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dalla presente legge”. Il voto sull’obiezione di coscienza è stato bipartisan.