di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 marzo 2026
Il Consiglio nazionale delle ricerche ha messo a punto il dispositivo a comando oculare che la donna toscana, paralizzata, attendeva. “Spero che nessuno debba più aspettare due anni per un diritto che gli appartiene già”. I dispositivi di varia applicazione basati sulla tecnologia eye-tracking non sono certo una novità. Ma quello che ha permesso a Libera - nome di fantasia per una donna toscana di 55 anni malata dal 2007 di sclerosi multipla a decorso progressivo e ormai completamente paralizzata dalla testa ai piedi - di accedere finalmente al suicidio assistito azionando con il solo movimento degli occhi il meccanismo di autosomministrazione del farmaco letale, è un’apparecchiatura predisposta appositamente per lei dal Consiglio nazionale di ricerca (Cnr).
Quando la scorsa settimana lo aveva finalmente ricevuto dalla sua azienda sanitaria, la Usl Toscana nord-ovest, dopo due anni di attesa e di battaglie legali, due anni di indicibili sofferenze per un corpo congelato da una completa tetraparesi spastica che le impediva di vivere senza l’aiuto di altre persone e senza una corposa terapia antalgica continua, gli oltranzisti cattolici meloniani di Pro Vita & Famiglia avevano perfino parlato di “ennesimo passo verso una deriva di morte, resa tale dalle continue sentenze politiche e ideologiche della Corte Costituzionale”.
Quando ieri infine Libera, che non avrebbe potuto nemmeno schiacciare un tasto con un dito o con una parte del corpo, è stata in grado di attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco utilizzando il puntatore oculare, ha realizzato ciò che desiderava dal marzo 2024, allorché chiese alla propria Usl la verifica delle condizioni previste dalla Consulta nella sentenza Cappato/Antoniani del 2019 per poter ottenere il via libera alla morte volontaria medicalmente assistita.
“Spero, con tutta me stessa - ha scritto in un ultimo messaggio affidato all’associazione Luca Coscioni che l’ha sostenuta nella lunga battaglia legale - che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso”. Questa, ha aggiunto ringraziando l’associazione Coscioni e il proprio medico Paolo Malacarne, “non è solo la mia storia: è una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”.
Dopo i primi accertamenti da parte della Usl, nel 2024, e i primi dinieghi opposti alla donna che nel frattempo aveva anche rifiutato il posizionamento di un sondino Peg, una difficile vertenza giudiziaria condotta dal pool di avvocati coordinati da Filomena Gallo, segretaria nazionale della Coscioni, ha permesso a Libera di ottenere nel luglio 2025 il permesso alla procedura. La signora aveva tutti i requisiti richiesti dalla sentenza costituzionale 242/2019 tranne la capacità di autosomministrarsi il farmaco letale, motivo per cui il giudice di Firenze nell’aprile 2025 sollevò davanti alla Consulta la questione di legittimità dell’articolo 579 c.p. (“Omicidio del consenziente”). Nella sentenza 132 la Corte, dichiarando inammissibile per vizi istruttori la questione sollevata dal tribunale fiorentino, ha ordinato la verifica anche a livello internazionale dell’esistenza di dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco. A quel punto, il Cnr su ordine del tribunale ha predisposto e collaudato il dispositivo adatto, una soluzione tecnica che prima non esisteva.
La storia di Libera - la 14esima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio assistito e la seconda in Toscana - pone un’altra pietra miliare nel percorso verso il pieno riconoscimento di un diritto che, se affermato a determinate condizioni da più di una sentenza della Corte costituzionale, non è ancora normato da una legge nazionale. Mentre solo due regioni - Toscana e Sardegna - si sono dotate di regole per definire procedure e tempi certi per l’assistenza sanitaria al suicidio. Al Senato, nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità non è ancora ripartito l’esame degli emendamenti al testo base elaborato dai relatori Zanettin (FI) e Zullo (FdI). Testo che di fatto cancella i diritti assicurati dalla Consulta. Per fermare definitivamente questo ddl, l’associazione Coscioni ha lanciato un appello e indetto una mobilitazione dal 6 al 19 aprile in molte piazze italiane.










