La Stampa, 24 novembre 2019
Effetti immediati della sentenza della Corte costituzionale che ha aperto il varco al suicidio assistito anche in Italia: l'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri valuterà le necessarie integrazioni al Codice deontologico per applicarla.
"È una sentenza equilibrata", premette il presidente Filippo Anelli. "Tutela gli assistiti definendo confini netti, prevedendo la non punibilità per l'aiuto al suicidio assistito solo in casi particolari: peri soggetti affetti da patologie irreversibili, con sofferenze intollerabili, dipendenti per le funzioni vitali da apparecchiature, e nelle condizioni di chiedere coscientemente questa opzione".
Le cure palliative L'Ordine dei medici è indubbiamente sollevato perché la sentenza rispetta il ruolo del sanitario, "non obbligandolo a porre in atto l'aiuto al suicidio e affidando alla coscienza del singolo medico la scelta se prestarsi o meno ad esaudire la richiesta del malato". Al medico è infatti chiesto di attivare l'assistenza con cure palliative al fine di mantenere sotto controllo il dolore e di spiegare al paziente le scelte possibili: la redazione profonda e le cure palliative, oppure, in alternativa, le modalità con le quali si potrà eseguire il suicidio assistito. Sarà poi il paziente a decidere.
La sua volontà, sottoposta alle valutazioni del Comitato etico, sarà infine recepita dalla struttura sanitaria e il medico potrà sempre fare obiezione di coscienza. Una sentenza, quella innescata dal caso del dj Fabo, che fu assistito dall'associazione radicale intitolata a Luca Coscioni, innescata da Marco Cappato, che ha affrontato un processo sperando proprio nella Corte costituzionale. E adesso le cose sono cambiate.
Cappato auspica una nuova legge, ma intanto - dice - "da oggi è in vigore una nuova legge che autorizza il medico ad aiutare la morte volontaria del paziente, qualora ne abbia i requisiti. È chiaro che nessun consiglio disciplinare potrà prendere provvedimenti contro".
Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, fondazione che lavora a stretto contatto con la Conferenza episcopale, avverte: "Il tema più significativo delle motivazioni è che un'eventuale scelta di fine vita del paziente debba essere preceduta dalla possibilità concreta di esercitare il percorso delle cure palliative e della terapia del dolore. Il diritto alle cure palliative e alle terapie del dolore diventa con questa sentenza inderogabile principio costituzionale. Il governo investa già in questa Legge Finanziaria".










