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di Giovanna Casadio

La Repubblica, 17 giugno 2022

Parla la leader radicale Emma Bonino: “In Italia le questioni dei diritti e delle libertà non trovano mai spazio. C’è sempre un’altra emergenza da affrontare”. “La latitanza della politica sul suicidio assistito mostra che i legislatori hanno perso la testa, hanno perso la pietà e la compassione. E la destra la smetta di usare strumentalmente questi temi”. Emma Bonino, storica leader radicale e di + Europa, ex ministra degli Esteri, una vita spesa per le battaglie sui diritti civili sin dall’arresto per l’aborto nel 1975, è un fiume in piena. Dice: “L’ho scritto nel mio testamento biologico e anche dal notaio, se mi ritrovo a vivere come una zucchina, per favore lasciatemi andare”.

Bonino, è morto “Mario”, primo caso di suicidio assistito in Italia. Conservatori e clericali gridano contro l’eutanasia...

“A chi grida contro l’eutanasia dico che non volerlo fare non implica automaticamente che altri non possano e non debbano farlo. Si chiama libertà di scelta. Nel caso di Mario, è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito, perché reso legale dalla sentenza della Corte costituzionale 242 del 2019 sul caso Cappato-Antoniani. Federico Carboni, “Mario”, immobile da 12 anni a causa di un incidente stradale, l’ha scelto volontariamente, trovandosi nelle condizioni molto restrittive definite dalla Consulta”.

La politica è latitante da decenni: non si riesce a fare una legge sul fine vita, perché?

“In Italia le questioni dei diritti e delle libertà non trovano mai spazio. Non è il momento perché c’è un’emergenza o l’altra da affrontare. Da Englaro e Welby a Dj Fabo sono quarant’anni che se ne parla. Ma il dolore e la sofferenza non aspettano. Questo atteggiamento mostra che i legislatori non hanno testa, non hanno pietà, né compassione. La destra poi la smetta di usare strumentalmente questi temi. E la lontananza dall’Europa aumenta”.

Le norme bloccate al Senato sul suicidio assistito però a lei non piacciono?

“Mi preoccupano molto, perché si divide la sofferenza in categorie. Ma non ci sono categorie tra malati terminali e oncologici, ad esempio, e bisogna essere liberi di scegliere anche sul fine vita, se fatto consapevolmente. La realtà poi, è che quel testo rischia ancora di peggiorare”.

Non è sempre meglio un piccolo passo piuttosto che nessuno?

“Nella mia vita politica ho fatto molte battaglie e ho sempre sostenuto che sia meglio raggiungere piccoli avanzamenti che nessuno. Lo è stato per la legge 194 sull’interruzione di gravidanza, con tutti i limiti che dopo 40 anni sono palesi. Meglio sarebbe però una buona legge a tutela di tutti, non sulla base del caso o della patologia di cui si soffre”.

La Chiesa definisce una sconfitta il suicidio di “Mario”.

“Penso che la vera sconfitta per Mario e i suoi familiari sarebbe stata continuare a soffrire”.

Quanto tempo dovremo aspettare sui diritti civili?

“Mi rifiuto di assecondare la tesi per cui occorra aspettare. Ho sempre sostenuto che i diritti civili sono anche diritti sociali, nella misura in cui chi è più abbiente non avrà difficoltà ad andare in Svizzera o altrove. Serve un balzo di civiltà, riconoscendo quanto i cittadini chiedono oramai da troppo tempo”.

Ripresenterete un referendum eutanasia, che è comunque cosa diversa rispetto al suicidio assistito?

“Seguiremo intanto la proposta sul suicidio assistito. Il referendum abrogativo sull’eutanasia non si può fare, semplicemente perché l’eutanasia non è disciplinata dalla legge. Ma sicuramente continueremo a batterci, perché tutti, fino alla fine, possano autodeterminarsi e scegliere. Scegliamo la vita dignitosa”.

A lei capita di pensare alla dignità nella morte?

“L’ho scritto nel mio testamento biologico e anche dal notaio: se mi ritrovo a vivere come una zucchina, lasciatemi andare. È una mia scelta”