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di Viola Giannoli

La Repubblica, 20 maggio 2022

“Rientra nei parametri ma ancora nessuna indicazione su modalità e farmaco”. È la seconda autorizzazione data in Italia. Il parere del Comitato etico Regione Marche è rimasto nel cassetto per 40 giorni ed è stato comunicato solo dopo l’appello pubblico del 46enne immobilizzato a letto da 18 anni per una patologia irreversibile.

A ventiquattr’ore dal suo appello - “lo Stato mi aiuti a morire” - salta fuori il parere tanto atteso. Un parere che dice, nero su bianco, che Fabio Ridolfi, il 46enne da 18 anni immobilizzato a letto per una patologia irreversibile, che ieri ha diffuso un video per chiedere il suicidio medicalmente assistito, “rientra nei parametri stabiliti dalla Consulta nella sentenza Cappato-Dj Fabo per potere accedere all’aiuto medico alla morte”. Lo sostiene il Comitato etico Regione Marche, come reso noto dall’Associazione Luca Coscioni che segue la storia di Fabio e molti altri.

“È il secondo caso italiano, dopo quello di ‘Mario’ ad avere ottenuto il via libera per l’aiuto al suicidio”, sottolineano dalla Coscioni. Ma come Mario, che si è rivolto al tribunale di Ancona per ottenere ciò che gli spettava, anche Fabio Ridolfi è rimasto imbrigliato nella rete della burocrazia della Asur Marche.

Il parere che dà il via libera al suicidio assistito risale all’8 aprile, ma è rimasto in un cassetto per più di un mese ed è stato recapitato a Fabio solo dopo l’appello. “Nonostante i ripetuti solleciti”, dunque, “qualcuno in Asur Marche aveva ‘dimenticato’, per 40 giorni, di comunicare” il parere a Ridolfi che lo attendeva da due mesi, dopo essersi sottoposto alle visite mediche previste. Una situazione che il tesoriere dell’Associazione, Marco Cappato, definisce “kafkiana”.

Non solo, perché quel parere è incompleto e ancora “nulla dice sulle modalità e sul farmaco da usare affinché la volontà di Fabio possa finalmente essere rispettata”, commenta Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione. “È ora doveroso - aggiunge - che il Sistema sanitario delle Marche definisca le modalità del caso nella massima urgenza, senza che sia necessario nuovamente da parte di Fabio procedere per vie legali”.

“È da notare - incalza Cappato - come il suo appello sia stato accolto dal silenzio assoluto da parte dei capipartito e dei ‘protagonisti’ del dibattito parlamentare, attualmente impantanato al Senato. Eppure, l’utilità di una legge sarebbe proprio quella di stabilire tempi certi per dare risposte ai malati. Purtroppo - conclude - il testo approvato alla Camera non fornisce alcuna garanzia nemmeno da questo punto di vista, e sarebbe dunque da discutere urgentemente e da integrare”.