di Walter Verini*
Il Dubbio, 16 luglio 2025
La battaglia contro la condizione disumana in cui versano le carceri italiane, condizione nella quale si trovano oltre 62.000 persone detenute (su una capienza di circa 48.000 posti) nella quale lavorano migliaia di agenti di polizia penitenziaria, anch’esse in situazioni di grave disagio e stress, ha conosciuto una tappa civile e significativa. È accaduto sabato scorso nel carcere di Rebibbia, per merito di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione guidata da Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti.
Una decina di parlamentari, di quasi tutti i gruppi, sono entrati nel carcere, per partecipare - insieme a una ventina di detenuti ad una seduta del laboratorio che l’Associazione promuove e gestisce in alcune carceri italiane. Sono successe cose importanti, che hanno consentito tra l’altro a Rita Bernardini di sospendere lo sciopero della fame, in attesa di risposte (concrete e urgenti: umane) contro il sovraffollamento e la drammatica, esplosiva situazione degli istituti di pena.
Tutti i parlamentari presenti (di maggioranza e di opposizione) hanno mostrato ed espresso disponibilità in questa direzione, a partire dal testo che è già sul tavolo: quello di Roberto Giachetti, sulla liberazione anticipata speciale. Il testo sta alla Camera, speriamo riesca a camminare. Ma - ci siamo detti anche con Roberto - se al Senato, per diversi motivi, ci fosse la possibilità di procedere più speditamente, avanti, lo si faccia. Purché si faccia tutto il possibile, presto. Uno dei ‘ diversi motivi’, senza dubbio, potrebbe essere quello delle posizioni espresse dal Presidente La Russa, parole di apertura e disponibilità. Che sono venute dopo quelle, di grande responsabilità e autorevolezza, dello stesso Presidente della Repubblica.
E insieme a quelle, ripetute, delle Camere Penali e in questi giorni della stessa ANM. Anche il Vicepresidente del CSM Pinelli ha voluto aggiungere la sua voce. Insomma, al quotidiano, disumano, esplosivo bollettino che viene dalle celle, si sono aggiunte con inconsueta sincronia voci importanti, di cui la mattinata di sabato al Laboratorio di Nessuno tocchi Caino é stata tappa rilevante.
Certo, guai a dispensare illusioni. Questo lo abbiamo detto ai detenuti. Il dibattito politico, anche quando animato da buona volontà, può non giungere ad esiti positivi. E illudere chi si trova a vivere in una condizione bestiale, non può, non deve essere consentito. Può produrre conseguenze pericolose e comunque ingiuste. Le scene di sovraffollamento sono al di là del bene e del male. Come i suicidi.
Da ultimo, le abbiamo viste venerdì scorso a Rieti, dove invece di 280 detenuti ce ne sono il doppio e invece di 190 agenti di polizia penitenziaria ce ne sono 119! Rieti, dove operano con grande dedizione la direttrice e la Comandante della Polizia Penitenziaria, insieme alle donne e agli uomini del Corpo, è una delle tante, troppe, situazioni di disagio, di vergogna. Una cosa, tutti, abbiamo assicurato a Rebibbia: ci proveremo.
Tra i detenuti c’era una faccia nota. Quella di Gianni Alemanno. I suoi appelli e le sue iniziative hanno avuto lo spazio che meritavano. Due senatori PD Fina e Sensi - nei giorni scorsi avevano letto in aula i suoi scritti, le sue lettere- appello che hanno scosso la politica e le istituzioni. Nel nostro intervento a Rebibbia gli abbiamo riconosciuto un merito importante: questa battaglia, Alemanno, non la conduce per sé. Se passasse qualche provvedimento, non potrebbe quasi certamente usufruirne, per diversi motivi. Sta facendo una battaglia politica - per tutti - e davanti ai suoi compagni ristretti gliene abbiamo voluto dare atto. A lui, avversario politico, che davanti a queste parole si è voluto alzare, per un abbraccio che ricorderò.
Ora dobbiamo procedere. Le nostre parole e quelle, certamente di maggior peso, del Presidente del Senato) possono, debbono diventare fatti. Vediamo quali potranno essere, nel solco della proposta Giachetti. Ma sarebbe troppo colpevole non fare quello che si può e si deve. Quei 40 gradi, lì dentro, in celle invivibili, troppo spesso senza acqua, non possono essere sopportate. Certo, una forma di liberazione anticipata risolverebbe solo in parte i problemi. Occorre anche mandare migliaia di malati, tossicodipendenti reclusi in comunità, a curarsi. E occorre dare vita, subito, immediatamente a corsi di formazione finalizzati al lavoro, nei settori agricoli, industriali, del turismo, dell’artigianato, dell’edilizia, nei quali c’è una domanda di manodopera formata e preparata. La pena, per chi sbaglia, deve essere certa. E magari alternativa. Il carcere è una extrema ratio. Ma anche la detenzione in carcere non deve essere vendetta, afflizione. Chi paga, con una pena, il suo debito con la società deve - umanità e Costituzione alla mano - essere recuperato e reinserito. Quasi sicuramente non tornerà a commettere reati.
*Senatore Pd











