di Errico Novi
Il Dubbio, 21 dicembre 2021
Nei quesiti sulla legge elettorale per i togati, l'Associazione chiede alla propria "base" di blindare il no dei vertici alle ipotesi di riforma: rischioso, vista la crisi delle correnti. A volte le scelte politiche non appaiono subito in tutta la loro "gravità". È un discorso che vale certamente per i partiti ma che può essere tranquillamente esteso alla cosiddetta "politica de minimis" della magistratura. E ci sarebbe molto da discutere, sull'idea che la dialettica nell'Anm sia davvero così laterale o marginale: in fondo, attorno al peso della magistratura ruota il destino della democrazia italiana da circa trent'anni.
È evidente che la scelta di un referendum aperto all'intera base delle toghe, indetto nel momento di massima difficoltà e discredito per il sistema delle correnti, è una sfida al limite del temerario. Già un primo banalissimo indizio dovrebbe suggerire di guardare alla vicenda con una certa attenzione: a promuovere il quesito referendario che l'Anm celebrerà il 27 e 28 gennaio prossimi è un gruppo associativo che si presenta in aperta contrapposizione al sistema delle correnti tradizionali: "Articolo 101". La sigla che è riuscita a conquistare quattro "seggi" nel parlamentino del "sindacato" (il comitato direttivo centrale) e che non considera certo irrinunciabile la presenza delle correnti nel Csm: e infatti da tempi non sospetti propone che i magistrati candidabili a Palazzo dei Marescialli vengano scelti per sorteggio.
Proprio la selezione casuale degli eleggibili è uno dei due punti su cui saranno chiamati a pronunciarsi tutti i magistrati iscritti all'Anm (il 90 per cento di quelli in servizio). L'altra opzione sottoposta al vaglio della base riguarda il modello elettorale: col sistema proporzionale, a cui è favorevole una parte maggioritaria della dirigenza Anm, verrebbe preservato il pluralismo fra le correnti; con il maggioritario binominale ipotizzato dal governo può succedere invece di tutto. Con quest'ultima ipotesi potrebbe aprirsi, infatti, lo scenario paventato dall'Anm, vale a dire una bipolarizzazione degli schieramenti e del consenso, che premierebbe solo i due gruppi maggiori, "Area" e "Mi". Ma il maggioritario per collegi circoscritti potrebbe favorire anche candidati estranei alle correnti, dotati di una propria particolare autorevolezza e considerazione presso i colleghi. Andasse davvero così, il colpo, per il sistema associativo, sarebbe notevole.
Ebbene, l'Anm sceglie di non coprirsi dietro l'assertività corporativa. Asseconda il referendum sollecitato dagli "antigovernativi" di "Articolo 101" ma anche da un gruppo che della giunta attuale, invece, fa parte: "Autonomia & Indipendenza", corrente fondata da Piercamillo Davigo e ora destinata a ricostruire la propria identità senza il leader, congedatosi dalle funzioni. È chiaro che la consultazione aperta a circa 8.000 toghe è una sfida pesante: non si può escludere che la base scelga di contraddire la linea prevalente fra i gruppi e aderire in percentuale significativa all'ipotesi del cosidetto sorteggio temperato. Né si può escludere che vinca, o comunque guadagni molti consensi, il sistema elettorale maggioritario sgradito all'Anm.
Come ne uscirebbe, l'Associazione magistrati, da esiti del genere? Non rischia di vedere delegittimata o comunque pesantemente compromessa la propria rappresentatività? Siamo sicuri che - o meglio ne sono sicuri i capi delle correnti e dello stesso "sindacato" - la buona tenuta esibita dalle correnti anche alle ultime elezioni locali dell'Anm prefiguri un ampio consenso della base anche nel momento in cui si tratterà non di indicare uno tra i candidati proposti dai gruppi, ma di votare liberamente su un'ipotesi di riforma?
Siamo insomma alla roulette russa per un organismo politico come l'Associazione magistrati che ha pesato moltissimo nella dialettica pubblica del nostro Paese, soprattutto dagli anni Novanta in poi. La rappresentanza fin qui saldamente unitaria delle toghe sfida la crisi degli ultimi due anni. Mette in gioco se stessa, davanti alla sempre celebrata (anche dall'attuale guardasigilli Marta Cartabia) platea invisibile dei magistrati che lavorano silenziosamente e senza le mostrine da dirigenti. Se le cose andassero bene, ma bene davvero, con una linea di vertice premiata dalle urne, allora l'Anm potrebbe capitalizzare la rinnovata fiducia. Se invece le posizioni dei "capi" fossero sconfessate dalla base, si aprirebbero scenari di disgregazione, anche di possibile duplicazione della rappresentanza, con la nascita di una Anm "alternativa". La politica, da parte sua, non può permettersi di aspettare, e dovrà scegliere verso quale riforma della magistratura andare, con un'autorevolezza che sembra aver smarrito da tempo, innanzitutto nel rapporto con la magistratura.









