di Marcello Sorgi
La Stampa, 8 febbraio 2020
Non farà cadere il governo, che gode in Parlamento e soprattutto al Senato di un'assicurazione sulla vita rappresentata dal partito senza nome di quelli che non vogliono andare a casa. Ma non sarà neppure una passeggiata il confronto sulla prescrizione, che rischia di trasformarsi nella grande battaglia di primavera.
Già solo sulle due iniziative dell'ex ministro Costa e della renziana Annibali, tendenti a sospendere gli effetti della legge sull'abolizione della prescrizione entrata in vigore a gennaio, sono da mettere in conto quattro votazioni, due alla Camera e due al Senato, dove la maggioranza giallo-rossa, senza l'appoggio dei renziani, si presenterà nelle aule con numeri più risicati.
Poi c'è l'ipotesi del decreto per trasformare in legge il faticoso compromesso siglato tra 5 stele, Pd e LeU nella notte di giovedì. Il ministro Bonafede, che forse, pur essendo un giurista, si era dimenticato che i decreti per arrivare in Parlamento necessitano della controfirma del Presidente della Repubblica, ha fatto in tempo a rimangiarsi l'annuncio già ieri in mattinata, consapevole che Mattarella non firmerebbe un testo che in partenza non ha la maggioranza, data l'esplicita presa di distanza di uno dei partners della coalizione.
Sulla quale peraltro il presidente del consiglio dovrà riferire al Quirinale, non trattandosi di un evento ordinario nella vita di un esecutivo già indebolito dalla mancanza di accordo su molte questioni urgenti, che richiedono una soluzione in tempi rapidi. Resta da capire cosa ha spinto Renzi a impuntarsi, dal momento che è lui stesso a dire che non vuol far cadere il governo (forse anche perché è convinto che non sia così facile).
Come sempre, se ne dicono tante, compresa la voce che l'ex premier voglia arrivare alla stagione delle nomine negli enti di Stato, e della possibile defenestrazione di alcuni dei manager insediati all'epoca del suo governo, con un contenzioso aperto, per poi far opera di compensazione. Ma al momento la spiegazione più semplice sembra questa: non potendolo far cadere, Renzi si accontenterebbe di logorare Conte, per far calare i suoi indici di gradimento, che a dispetto delle ultime difficoltà si mantengono alti.










