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di Bruno Tinti

 

Italia Oggi, 5 dicembre 2019

 

Per sveltire i processi basterebbero poche cose. Ecco quali. Martedì 3 dicembre ho scritto del teatrino della politica, dove è andata in scena la farsa della legge fiscale. Siccome però il teatro c'è in quanto ci siano i teatranti; e siccome la politica italiana è composta (ahimè) di teatranti; ecco che oggi ci troviamo a parlare del teatrino della riforma della giustizia.

Qui però, più che di una farsa, si tratta di una tragedia. Perché i teatranti, benché tutti d'accordo sul raggiungere un non-risultato (funzionale al loro scopo ultimo, incrementare o almeno non diminuire il consenso elettorale) cercano di conseguirlo con modalità diverse.

L'opposizione, garantendo l'impunità al suo tradizionale bacino elettorale, indignato per la dilagante criminalità comune (a dispetto delle statistiche che la danno in forte diminuzione) e indulgente nei confronti della criminalità economica (tanto più perché in forte incremento). La maggioranza impegnata in riforme di bandiera (prescrizione, durata dei processi) prive di concreta fattibilità: sia per radicata ignoranza, sia per fumisterie pseudo garantiste.

Entrambe comunque unite nella protezione degli interessi economici dell'avvocatura. Naturalmente, nessuno parla apertamente di tutto ciò: è tutto un vociare di diritti indefettibili dei cittadini; di inaccettabile durata dei processi, vera tortura per gli imputati e rovina economica per chi affronta interminabili processi civili; di abuso di carcerazione preventiva; di mancata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (che non c'entra niente con la rapidità ed efficienza del processo, anzi lo pregiudica; ma gli avvocati ci provano sempre). Sicché, ecco come stanno davvero le cose.

La riforma della prescrizione, voluta fortemente dai grillini. Ovvero, come fare la cosa giusta nel modo sbagliato. Finché il processo penale rimane quella fabbrica di inutili formalità e di interminabili gradi di giudizio che è ora (Tribunale della Libertà, reiterabile per N volte a scelta dell'avvocato; udienza preliminare; Tribunale; Appello; Cassazione con possibilità di ricominciare il processo in Tribunale o in Appello per N volte), se la prescrizione venisse interrotta dopo la sentenza di primo grado, la durata media del processo penale passerebbe da 8 anni a 16.

Dunque è evidente che, prima, si deve riformare il processo penale e, poi, si deve riformare la prescrizione. Tutti i teatranti strepitano che la riforma del processo penale (e civile) è proprio quello che vogliono fare loro. Ed è tutto un fiorire di termini indefettibili. Il processo non deve durare più di 4 o 6 anni complessivamente; e, con riferimento alle singole fasi, 2 anni in Tribunale, 1 anno in Appello e 1 in Cassazione.

E le indagini del Pm, quelle poi non devono superare i 6 mesi, l'anno, l'anno e mezzo. Non uno che spieghi come un indagine come Telekom Serbia, con più di 10 rogatorie estere, con decine di migliaia di documenti da studiare e mettere in relazione tra loro (che io, lavorando in pratica solo su questo procedimento, coadiuvato da due bravissimi colleghi, ci ho messo 3 anni a concludere) potrebbe essere terminato in 6 mesi o un anno mezzo che sia.

E, di procedimenti di questo tipo ce ne sono centinaia. I teatranti mi ricordano Procuste, quel bel tipo che tagliava le gambe a chi era più alto di X e stirava i corpi di quelli che erano più bassi. Poi naturalmente i poveretti morivano ma la cosa non lo riguardava (anzi, era proprio quello che voleva).

Lo stesso discorso vale per Tribunale, Appello e Cassazione. Considerando poi che, in Tribunale, il nostro demenziale codice di procedura prevede che tutto quanto fatto dal Pm venga buttato dalla finestra e si ricominci daccapo, con quel sistema che si vede in televisione, l'accusa che interroga, poi la difesa che interroga, poi l'accusa che ricomincia, poi la difesa.

Con la differenza che, almeno, negli Usa il giudice interviene e dice agli avvocati di piantarla e, se insistono, li persegue per oltraggio alla Corte; mentre, qui da noi, il giudice, se volesse intervenire (e infatti non lo fa) deve redigere una ordinanza motivata che può essere impugnata in Cassazione.

Il rimedio è ovvio. Abolire l'Appello: tanto chi l'ha detto che, se la sentenza di primo grado viene ribaltata in Appello, vuol dire che il giudice di primo grado s'è sbagliato? E perché non dovrebbe essersi sbagliato i giudice dell'Appello? Il che avrebbe una serie di conseguenze positive a cascata. Circa 2.500 giudici (con annesse strutture amministrative) andrebbero a integrare i circa 3 mila che lavorano in Tribunale.

Un raddoppio della forza lavoro e, ovviamente, del prodotto finale, le sentenze. E soprattutto un incremento esponenziale dei patteggiamenti (ci si mette d'accordo sulla pena tra accusa e difesa e il processo non si fa). Perché, chi è così idiota da confessarsi colpevole subito e finire in galera invece che farsi processare, se condannato andare in Appello dove la pena comunque non potrà essergli aumentata, da qui in Cassazione, con il 40% circa di probabilità di godere della prescrizione?

Quanto al processo civile, basterebbe adottare la procedura prevista per le controversie in materia di lavoro: una citazione, una memoria di risposta, tutti i documenti al giudice, interrogatorio dei testimoni, eventuale perizia e poi tutti ad aspettare la sentenza. Invece, oggi, è previsto uno scambio di memorie tra gli avvocati che occupa, considerati i termini processuali previsti dalla legge, circa 1 anno e tre mesi.

Cioè, più di un anno in cui non si fa niente, tranne ripetere - a rate - quello che avrebbe potuto essere detto in una volta sola. Tutto ciò è ovvio; e anche banale. E allora? Come ho scritto all'inizio, ignoranza, fumisterie pseudo garantiste e, soprattutto, interessi economici dell'avvocatura. Chi glielo dice agli avvocati (250 mila in Italia, 40 mila in Francia) che il loro volume di affari è dimezzato o anche peggio? Niente Appello, via il 50% dei processi (oggi si appella tutto, tanto è gratis).

Niente memorie obbligatorie, sono più o meno il 50% dell'attività parcellata. E, oltre a tutto questo, il timore della classe dirigente di vedersi sottoposta a un effettivo controllo di legalità: se abolisci la prescrizione, quante corruzioni, finanziamento illecito, falsi in bilancio, insider trading e frodi fiscali verranno processate invece che andare al macero?