sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimo Franco

Corriere della Sera, 19 settembre 2025

La gazzarra alla quale si è assistito ieri in Parlamento è un cattivo presagio. Non solo e non tanto per la riforma della giustizia in sé, sulla quale esistono posizioni opposte e tutte legittime. A portare a riflettere è la prospettiva che quel clima rissoso venga replicato nel Paese nella campagna per il referendum. Già il fatto di darlo per scontato perché la maggioranza sapeva che non avrebbe ottenuto i due terzi dei voti favorevoli ha indebolito qualunque volontà di dialogo con le opposizioni; e ha radicalizzato preventivamente i due fronti. In più, presentarla come una vittoria postuma di Silvio Berlusconi rischia di connotarla come una rivalsa sulla magistratura: anche se solo su quella “politicizzata”, che pure esiste.

Le perplessità espresse dai settori dell’Anm considerati moderati dovrebbero essere accolte non come un allineamento ai settori antigovernativi del potere giudiziario, ma come un segnale da non ignorare. Sottolineare con applausi dai banchi del governo, oltre che dagli scranni dei deputati della maggioranza, “un altro passo verso la storia”, è stato visto come una provocazione. Il Guardasigilli, Carlo Nordio, sostiene che “la bagarre dell’opposizione nasce dall’amarezza della sconfitta”.

Non si può escludere. Ma non basta a spiegare lo scontro fisico sfiorato ieri a Montecitorio. L’intero andamento della discussione promette di irrigidire e estremizzare le posizioni sia tra il governo, sia tra i suoi avversari, sia tra i magistrati. Il sospetto è che sia stato lasciato andare verso un muro contro muro dal quale tutti contano di riemergere se non altro ricompattati sulle posizioni più estreme. L’inasprimento dei toni negli ultimi giorni non può essere spiegato solo con le prossime elezioni regionali. Ci sono un populismo governativo e antigovernativo che sembrano alimentarsi a vicenda. Mobilitano minoranze simmetriche e opposte.

E sembrano volere accompagnare il resto della legislatura non solo per le tensioni dovute alla riforma della giustizia. Tendono a contagiare anche l’approccio ai problemi economici, con propagande contrapposte: trionfalista l’esecutivo, catastrofista le sinistre. Rimane da capire la reazione dell’opinione pubblica davanti a un’intossicazione trasversale della narrazione; e come influirà sulla partecipazione.

La maggioranza prevede una vittoria “schiacciante”, dopo quella parlamentare che aspetta solo il via libera al Senato, contando sull’impopolarità dei magistrati. È possibile. Peraltro, per il tipo di referendum qualunque percentuale di sì o di no è valida, senza richiedere il quorum del 50 per cento più uno. Ma un successo di minoranza, pro o contro la riforma, sarebbe una vittoria non di popolo ma di parte.