di Andrea Colombo
Il Manifesto, 21 luglio 2026
FdI e Lega si lanciano in una competizione metà sinistra e metà grottesca per chi meglio incarna gli spiriti che hanno eletto Roggero a proprio eroe. Forza Italia, raggelata, si smarca, prende le distanze, realizza ogni giorno di più quanto profondo sia il fossato che ormai divide le anime del centrodestra. Il leader di Futuro nazionale, convinto non a torto di aver dato lui il là alla forsennata sarabanda, se la ride e detta in anticipo le condizioni. Per allearsi con la destra oggi al governo chiederebbe “un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile, con tempi precisi”. LA Prima linea della frattura nella destra è il caso Roggero. Sulla grazia tutti d’accordo. Sulle motivazioni molto meno. Domenica, Bignami si è precipitato nel carcere di Bollate, non sia mai che il pellegrinaggio diventi monopolo da Salvini. Nello stesso momento, la premier confermava di aver mandato lei allo sbaraglio il povero Nordio.
Anche Tajani vuole la grazia, ma solo per carità cristiana e generosa disponibilità al perdono: “È colpevole, non abbiamo mai pensato di candidarlo, non gli abbiamo mai fatto visita. Diciamo solo che merita il perdono”. Qui almeno sull’obiettivo, pur se con motivazioni opposte, la maggioranza concorda. Sul riflesso concreto della campagna, cioè su una nuova legge modello Lynch, invece i tre alleati il dissenso è totale. La proposta di legge sulla legittima difesa presentata dal leghista Borghi va per le spicce. Basta con le bubbole come la proporzione tra offesa e difesa: “Qualsiasi reazione è non punibile indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Gli azzurri non possono far finta di niente. Pollice verso, rifiuto senza spiragli. Il viceministro della Giustizia Sisto sbotta: “Attualità del pericolo e proporzione tra offesa e difesa sono cardini intoccabili. Occorre mantenere saldi i principi dello Stato di diritto e la grazia non può essere il quarto grado di giudizio”. L’opposto esatto di quel che dice e propone la Lega.
Fdi sa perfettamente che la legge da giustizieri della notte non passerebbe mai l’esame della Corte costituzionale. Non ha apprezzato affatto la trovata leghista, non concordata con nessuno. Però non osa dirlo. Si trincera dietro la necessità di valutare bene il testo. Non commenta. Vedi mai passassimo per tiepidi nella difesa di chi si fa giustizia da solo. La corsa è a perdifiato anche sul fronte dei risarcimenti. Stamattina lo stato maggiore dei tricolori presenterà alla Camera la sua proposta di legge. Titolo: “Mai più delinquenti risarciti da vittime”. Il Carroccio non si accontenta: “Se c’è la volontà di impedire ogni risarcimento si voti la nostra proposta come emendamento al dl sicurezza al Senato”. Perché perdere tempo con una legge quando si può procedere in quattro e quattr’otto per decreto? Infatti in serata i capigruppo di maggioranza decidono di procedere proprio così, con un emendamento al dl sicurezza in discussione.
La spaccatura verticale in materia di legittima difesa è solo il più vistoso tra i molti fronti sui quali si sta consumando una divaricazione irrecuperabile tra la destra e il centro della maggioranza, tra i due partiti che saltano per agitare il cappio più in alto dell’altro e Fi. O almeno tra quella metà o giù di lì di Fi che si sente sempre più soffocata dai nuovi indirizzi che, in buona parte su spinta esterna di Vannacci, stanno sostituendo quelli noti. Lo scontro sulle preferenze è altrettanto frontale, quello con FdI sulle intercettazioni insanabile. Anche sull’arresto omicida di Bologna solo FdI e Lega, senza Fi, si sono schierate subito in difesa degli agenti. Oggi, al contrario di quel che si aspettavano quasi tutti gli analisti, l’anello debole del centrodestra, quello più tentato da una via di fuga che forse avrebbe già imboccato se le mappe politiche offrissero qualche sponda, non è la Lega ma il partito di Berlusconi, il padre fondatore. Vannacci si frega le mani. La proposta sulla legittima difesa che ha in mente è meno sgangherata e meno anticostituzionale di quella di Borghi. Non cancella il principio di proporzionalità. Mira a rendere centrale la “percezione della vittima” e se il risultato è identico la formula è più abile. Ma soprattutto è molto meno aggirabile per Meloni.










