di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 30 ottobre 2026
Il Coordinamento nazionale dei dirigenti penitenziari ha chiesto un tavolo immediato con il ministro della Pa Paolo Zangrillo: sul tappeto primo contratto d’area e ricalcolo Istat sui cinque anni. Sulla scia del decreto per sbloccare gli aumenti di stipendio delle toghe - previsti in base a diverse sentenze del Consiglio di Stato che ha aperto la via agli adeguamenti per i magistrati - il sindacato della dirigenza penitenziaria (Cndp-Fsi Usae) ha annunciato un’azione legale per aumenti in linea con i verdetti di Palazzo Spada.
E contestualmente il sindacato ha chiesto la convocazione immediata di un tavolo con il ministro della Pubblica amministrazione per negoziare il primo contratto. Un passaggio dovuto - chiarisce il sindacato - e tracciato per legge dai Dlgs 63/2006 e 95/2017, “indispensabile per dare compiuta attuazione ai diritti della categoria e per definire un quadro di tutele normative ed economiche proporzionato all’elevata complessità delle funzioni svolte”.
In attesa che l’iter negoziale venga avviato, il Cndp Fsi e Usae “ha promosso una specifica azione di tutela giurisdizionale a salvaguardia del trattamento economico del personale in regime di diritto pubblico”. Il ricorso davanti al giudice amministrativo è finalizzato a ottenere il corretto ricalcolo dell’adeguamento retributivo Istat. “A differenza di iniziative che si limitano al solo ultimo anno, l’azione punta al recupero - si legge nel comunicato - al recupero integrale spettanti per l’intero quinquennio non prescritto”.
Una doppia azione, avviata con decisione, nella consapevolezza che si tratta di risposte dovute. “Garantiamo quotidianamente la gestione di strutture complesse e delicate con dedizione e senso dello Stato - dichiara il vice coordinatore del sindacato Enrico Farina - non chiediamo privilegi, ma il giusto riconoscimento della dignità professionale e l’applicazione delle tutele previste dalla legge”. Il tutto - si augura Farina - in tempi brevi. I dirigenti degli istituti di pena fanno sentire la loro voce per il riconoscimento del ruolo svolto, in una fase drammatica per le carceri italiane.
Ultimi dati sul sovraffollamento - Gli ultimi dati elaborati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), aggiornati al 30 settembre 2026, confermano il trend di costante ed elevata pressione sulla rete penitenziaria nazionale. I detenuti nelle carceri hanno toccato quota 66.063 unità. Con una crescita, tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, di 2.564 unità (+ 4%). Il tasso di affollamento nazionale, calcolato sui posti effettivamente disponibili, è al 143%. Una crescita continua evidenziata a partire dal dicembre 2020, quando le presenze era di 52.273 detenuti e l’affollamento pari al 109%.









