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di Mauro Bazzucchi

Il Dubbio, 23 luglio 2026

Passano gli anni e le legislature, ma la sicurezza continua a essere il tallone d’Achille della sinistra. I casi di Mario Roggero e della morte di Abderrahim Fakir, con le successive polemiche sugli scontri di Bologna, hanno riportato il tema al centro del confronto politico e, ancora una volta, il centrosinistra si è trovato a inseguire. Un paradosso: al netto di un paio di parentesi tecniche, negli ultimi anni il Viminale è stato quasi sempre guidato da ministri espressione del centrodestra o comunque sostenuti da maggioranze in cui il centrodestra aveva un ruolo decisivo. Eppure, nell’immaginario collettivo, è la sinistra a essere percepita come indulgente verso la criminalità e poco sensibile alle richieste di sicurezza dei cittadini. La destra, pur essendo al governo e quindi chiamata a rispondere dei risultati ottenuti, è riuscita a ribaltare il piano dello scontro politico.

Lo dimostrano le parole di Giorgia Meloni, che intervistata dal Giornale ha accusato la sinistra di non comprendere il caso Roggero e ha rilanciato la linea della “tolleranza zero” dopo i disordini di Bologna. Un’offensiva politica che trova terreno fertile perché fa leva su una debolezza storica degli avversari: la difficoltà di parlare a quell’elettorato moderato che non invoca il Far West, ma pretende semplicemente di sentirsi protetto davanti al moltiplicarsi di rapine, aggressioni e reati predatori.

Che il problema esista lo riconoscono ormai autorevoli esponenti dello stesso campo progressista. Luciano Violante, figura storica della sinistra ed ex presidente della Camera, ha invitato il suo schieramento a una riflessione profonda, ricordando che la sicurezza riguarda anzitutto i più deboli. Un principio che affonda le radici nella tradizione del Pci e che, proprio per questo, rende ancora più evidente lo scollamento maturato negli ultimi anni.

Per Violante occorrono più agenti, meglio preparati, e la sicurezza non può essere ridotta a uno slogan elettorale né tantomeno lasciata alla sola propaganda. Parole che sembrano fare da sponda a quelle pronunciate più volte in passato da Michele De Pascale. Pur respingendo gli attacchi della destra sul caso Fakir e difendendo l’operato del sindaco Matteo Lepore, il presidente dell’Emilia-Romagna ha ammesso che il centrosinistra non può continuare a parlare soltanto di prevenzione. Per essere credibile deve saper affrontare anche il terreno della repressione dei reati, delle rapine, dei furti e delle violenze. Una presa d’atto significativa, perché arriva da un amministratore che ogni giorno misura il polso dei territori e conosce le paure dei cittadini.

Non è un caso isolato. Già nei mesi scorsi lo stesso De Pascale aveva manifestato un approccio più pragmatico su temi delicati come i Cpr, attirandosi più di un malumore all’interno del partito. Adesso un’altra crepa si apre a Piacenza, dove il capogruppo del Pd Andrea Fossati - andando in effetto un po’ oltre la linea del partito in questo caso - rischia il posto dopo aver espresso solidarietà a Roggero. Pur ribadendo di non voler difendere il Far West, Fossati ha sostenuto che la sicurezza dei commercianti e degli artigiani è un tema della sinistra e che non può essere lasciato in monopolio alla destra. Parole sufficienti ad aprire una discussione interna sulla sua permanenza alla guida del gruppo consiliare.

Mentre alcuni amministratori locali cercano di intercettare il disagio di un’opinione pubblica sempre più allarmata dalla microcriminalità, i vertici nazionali del centrosinistra continuano a muoversi con estrema prudenza, nel timore di apparire subalterni alla narrazione securitaria della destra. Una cautela che finisce però per produrre l’effetto opposto: lascia agli avversari il monopolio di un tema che riguarda anche una parte consistente dell’elettorato progressista. L’ultimo dirigente del centrosinistra che era riuscito a parlare di sicurezza in modo efficace è stato Marco Minniti. Da allora il campo progressista non ha più trovato una sintesi convincente. La destra, invece, ha compreso che, indipendentemente dai risultati conseguiti al governo, continuare a occupare quello spazio politico produce consenso. E in vista delle prossime elezioni politiche rappresenta probabilmente uno dei vantaggi competitivi più solidi di cui il centrodestra dispone.