di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 2019
Resta aperta la possibilità di un decreto legge sulle intercettazioni. Da presentare venerdì al Consiglio dei ministri. Con una disciplina della fase transitoria e la soluzione di alcuni degli aspetti più controversi della riforma Orlando. È fuori discussione comunque che quest'ultima possa entrare in vigore dal 1° gennaio senza modifiche. Al ministero della Giustizia si è ormai messa a punto la bozza di intervento ed è possibile la presentazione delle norme con decreto legge nell'ultimo consiglio dei ministri dell'anno, già in calendario per venerdì. In ogni caso è stato comunque previsto l'inserimento di un ulteriore slittamento di 6 mesi per l'entrata in vigore della riforma, all'interno del canonico decreto "Mille Proroghe" di fine anno.
Nel merito le norme mettono rimedio a una delle carenze (comune peraltro ad altri recenti provvedimenti penali, come la legge "spazza-corrotti") segnalate anche dai preoccupati capi delle più importanti procure del Paese, l'assenza di una disciplina esplicita della fase transitoria. Assenza tanto più grave, se si tiene conto del fatto che il lavoro degli investigatori sarebbe appesantito in maniera significativa dalla necessità di tenere conto nello svolgimento della medesima operazione di 2 modalità diverse di svolgimento. Una operativa fino al 31 dicembre e l'altra dal 1° gennaio, senza soluzione di continuità.
L'orientamento è così quello di considerare alla stregua di misure di diritto penale sostanziale, quelle che formalmente sarebbero invece procedurali. La nuova disciplina, approvata dal Governo Gentiloni e voluta dall'allora ministro della Giustizia e oggi vicesegretario Pd Andrea Orlando, nel tentativo di coniugare esigenze di tutela della privacy e necessità investigative, sarà così applicabile solo alle operazioni autorizzate dopo l'entrata in vigore delle correzioni. Si eviterà in questo modo di sovrapporre disposizioni diverse nella medesima investigazione, con il rischio di comprometterne gli esiti.
Per quanto riguarda gli aggiustamenti più sostanziali, si punta a rendere più incisivo il ruolo del pubblico ministero, che la Orlando limita a favore invece di un intervento di selezione in prima battuta da parte della polizia giudiziaria, al quale resterebbe comunque affidata la decisione finale sul materiale rilevante per le indagini e quello invece più trascurabile.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è ottimista anche sul confronto politico e ieri ha sottolineato come "secondo me abbiamo grandi margini per trovare un accordo e nei prossimi 2 giorni ci incontreremo per quello che potrebbe essere anche un decreto legge". Per il ministro comunque l'importante è che le Procure possano continuare a lavorare dal 1° gennaio e comunque assicura tutto l'impegno per assicurare l'infrastruttura della riforma (archivio riservato dove fare confluire tutto il materiale irrilevante e da non divulgare) e la formazione (si è concluso il giro di formulazione che ha coinvolto 600 magistrati presso la Procura generale della Cassazione).










