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di Luigi Ippolito

Corriere della Sera, 1 giugno 2023

Robert Jenrick è il responsabile dell’Immigrazione del governo britannico. Oggi sarà a Roma: “Abbiamo un interesse comune. La criminalità legata al fenomeno va fermata”. Un ministro britannico sulla rotta dei migranti: oggi Robert Jenrick, titolare dell’Immigrazione al dicastero degli Interni di Londra, arriva in Italia reduce da una visita in Tunisia e Algeria, per poi proseguire verso la Francia, sulle spiagge da cui i clandestini si imbarcano alla volta dell’Inghilterra. Dall’inizio dell’anno sono più di 7.500 gli immigrati illegali che hanno attraversato la Manica, che si vanno a sommare agli oltre 45 mila dell’anno scorso: un’emergenza che il governo guidato da Rishi Sunak ha deciso di contrastare con una politica durissima, che prevede la deportazione in Ruanda di chi arriva illegalmente.

L’Italia è un tassello fondamentale nella strategia britannica e la visita di Jenrick, che incontrerà i suoi colleghi del governo italiano, si fonda sulla stretta relazione che si è instaurata fra Sunak e Giorgia Meloni: la scintilla fra i due è scoccata durante la visita della nostra premier a Londra, a fine aprile, e si è consolidata al G7 di Hiroshima, dove Meloni è stata la leader che ha fatto la più grande impressione sul primo ministro britannico, tanto che al suo ritorno a Londra ha dato specifiche istruzioni a tutti i suoi ministri di lavorare con le loro controparti italiane per sviluppare quel rapporto che si è stabilito fra i due premier.

L’immigrazione rappresenta un capitolo centrale, che era stato già affrontato durante la visita londinese di Giorgia Meloni, che aveva dato pieno appoggio alle scelte fatte da Sunak. “Vogliamo cooperare al meglio che possiamo con l’Italia su questo dossier - dice Jenrick alla vigilia del suo arrivo a Roma. Abbiamo un interesse comune e una visione comune su come affrontare la sfida”.

Quando parla di visione comune intende dire che cercate il sostegno da parte di un Paese europeo sulla politica di deportazione in Ruanda, che è stata in prima battuta bloccata dalla Corte europea per i Diritti dell’Uomo?

“Noi abbiamo scelto un approccio che è adeguato alle sfide con cui ci confrontiamo nel Regno Unito. Ogni Paese europeo dovrà trovare un approccio adeguato alle sfide particolari che affronta: noi sosteniamo la premier Meloni nello sforzo di affrontare le sfide italiane e riconosciamo quanto siano serie. Dove vogliamo lavorare insieme è alla fonte: è lì che possiamo fare la differenza ed è per questo sono stato nei Paesi del Nordafrica, come ha fatto di recente la stessa Meloni”.

Dunque si tratta di fermare l’immigrazione illegale all’origine?

“Esatto. È qui dove i nostri due Paesi possono lavorare strettamente assieme, usando tutti i mezzi a disposizione: nel nostro caso la National Crime Agency (una sorta di Fbi britannico, ndr), la polizia di confine, nonché la politica di sviluppo per sostenere quei Paesi da dove le persone si imbarcano, in modo da scoraggiare le persone dal partire e accrescere il livello di sicurezza e controllo dei confini. Noi britannici possiamo aiutare l’Italia dispiegando le nostre risorse in quei Paesi e a sua volta questo andrà a nostro beneficio, perché meno persone passeranno attraverso l’Europa dirette verso il nord della Francia, da dove si imbarcano per l’Inghilterra”.

Vi aspettate anche un ritorno politico sulla questione del Ruanda?

“La premier Meloni ha già dato sostegno agli sforzi che facciamo. Capiamo che l’Italia ha dei vincoli, ma questa è una sfida comune europea: c’è una crisi dei migranti che impatta su tutti i Paesi europei, i leader europei responsabili stanno cercando soluzioni. Noi abbiamo la nostra risposta col Ruanda, che altri Paesi europei stanno osservando per vedere quanto ha successo nello scoraggiare gli sbarchi. Ma l’area comune maggiore è alla sorgente: vogliamo mettere in campo tutte le nostre risorse per affrontare la criminalità che sta dietro l’immigrazione, per sostenere gli altri Stati - che siano in Nordafrica o nei Balcani o in Turchia - per affrontare le organizzazioni criminali e migliorare il controllo dei confini. La Gran Bretagna vuole svolgere un ruolo importante a beneficio di tutti i Paesi in Europa: e l’emergente rapporto fra noi e l’Italia può dare i frutti migliori, per entrambi i Paesi, nell’intervenire alla sorgente dell’immigrazione”.