sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Monica Musso


Il Dubbio, 21 luglio 2021

 

Da un lato l'ombra di una "dittatura sanitaria". Dall'altro la Costituzione, che non vieta la possibilità di introdurre limitazioni. Sull'obbligo vaccinale è scontro tra giuristi, a confronto sull'ipotesi di una stretta che riguardi, in primis, le scuole. Ad affermare la legittimità di un intervento statale che limiti le libertà in caso di mancata vaccinazione è il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, che in un'intervista a La Nazione si è schierato a favore dell'obbligo. "Soggetti con controindicazioni mediche sono l'eccezione, ma l'obbligo va introdotto e soprattutto per professioni a contatto con soggetti deboli (ragazzi, ragazze, bambine e bambini, persone inferme) in un quadro di rispetto generale", ha affermato. Flick si è fatto promotore, assieme a una ventina di giuristi, di una lettera rivolta al presidente del Consiglio Mario Draghi, al quale hanno chiesto una legge che imponga l'obbligo vaccinale per insegnanti e altro personale scolastico, in vista della ripresa delle lezioni in presenza da settembre. Ciò anche in qualità di "nonno": "Davanti alle conclusioni Invalsi sugli effetti nocivi della Dad e al desiderio dei nostri nipoti di tornare in classe - ha dichiarato a Repubblica - chiediamo al governo di valutare le condizioni migliori per l'accesso a scuola, sia sul fronte dei trasporti che su quello della presenza in aula per evitare che si contagino. Ecco perché l'obbligo di vaccinazione per studenti e prof". Nulla di trascendentale, secondo Flick, che cita l'articolo 16 della Costituzione: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza". Da qui, dunque, la possibilità di introdurre trattamenti medici, come già accaduto in passato, a tutela della salute della collettività. "Esistono doveri di reciprocità", ricorda il presidente emerito della Consulta, che in merito a eventuali sanzioni spiega: "Esse sono previste. Sanzioni e ammende proporzionate sono inevitabili in caso di mancato rispetto delle leggi. Fermo restando che l'informazione completa e comprensibile è il primo passo per un'adesione consapevole alla legge che sarebbe preferibile. Ci possono essere tante opinioni, ma non è possibile che vinca il caos". Su Repubblica, Flick si è detto "convinto che lo Stato possa introdurlo (l'obbligo vaccinale, ndr) legittimamente alla luce dell'articolo 16 della Costituzione, che prevede limiti alla libertà di circolazione per ragioni sanitarie, e dell'articolo 32, che tutela il diritto fondamentale alla salute come interesse della collettività".

Non è d'accordo, invece, Fabrizio Giulimondi, consulente giuridico-normativo presso la presidenza della Commissione Agricoltura del Senato, componente del comitato scientifico di ForoEuropa e collaboratore di LabParlamento. "Il Green pass lo inquadro come obbligo indiretto di vaccinazione, bisogna chiamare le cose come sono - ha dichiarato ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta". Nel momento in cui io dico a una persona che può entrare in un luogo pubblico solo se ha fatto due dosi di vaccino, se ha un tampone negativo o se è guarito dal covid, tu gli stai dicendo di fatto di vaccinarsi, è un obbligo indiretto. Dicano se vogliono l'obbligo vaccinale o no, se non lo vogliono non possono rendere obbligatorio il green pass. Il tampone è l'alternativa ma costa, di conseguenza una famiglia di 4 persone che vuole andare al ristorante deve spendere il doppio considerando i tamponi. Imporre così un vaccino può suscitare grossi dubbi di costituzionalità. Vi sono prese di posizione della Corte Europea e del Consiglio d'Europa che sono contro questi mezzi", ha affermato. Secondo Giulimondi, il vaccino anti- covid, a differenza di altri per i quali è previsto un obbligo, "non è consolidato e validato in tutte le sue fasi, è in fase di controllo, perciò qualche dubbio lo desta. Essere contrari ai vaccini è un'idiozia, ma avere qualche dubbio su questo vaccino lo ritengo ragionevole.

Cartabellotta della fondazione Gimbe proprio su Radio Cusano Campus ha detto che mancano i vaccini, questo incide in chiave giuridica e costituzionale, se io sono impossibilitato ad accedere ai vaccini come è possibile imporre il Green Pass? Poi ci sono persone che il vaccino non possono proprio farlo per motivi di salute. Questi sono problemi giuridici importanti, non stiamo parlando del derby Roma- Lazio, non si tratta di dividere in vax e no vax".

Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, Associazione nazionale insegnanti e formatori, i vaccini, così come gli strumenti "anti-virus", "sono importanti, ma secondari rispetto al distanziamento cui continua a fare riferimento lo stesso Comitato tecnico scientifico. La verità è che per il terzo anno consecutivo stiamo andando incontro a delle lezioni con le classi pollaio e non attuando quanto chiesto dal Cts: il distanziamento sociale all'interno degli spazi scolastici chiusi. È certo importante che tutti si vaccinino, però per la ripresa della didattica in presenza bisogna focalizzare l'attenzione pubblica non sull'obbligo vaccinale ma sull'obbligo dello Stato di fornire gli spazi adeguati". Perché deve essere chiaro, ha detto ancora Pacifico, che "in una classe di 35 metri quadri, più di 15 alunni non possono stare".