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ondatv.tv, 15 febbraio 2026

Da cinque mesi non si trova una struttura per curarsi ed è costretto a rimanere dietro le sbarre nonostante i provvedimenti del tribunale. È l’odissea di un detenuto di 58 anni, residente a Sulmona, finito in cella per maltrattamenti nei confronti dell’anziana madre. Avendo a che fare con problematiche di natura psichiatrica, il perito ha certificato uno stato di incompatibilità con il sistema carcerario e la necessità del ricovero in una struttura specializzata. Così i vari giudici che si sono susseguiti hanno sostituito la misura cautelare. Prima il gip Marta Sarnelli aveva disposto la custodia cautelare in un luogo di cura e poi il giudice Emanuele Lucchini, con un recente provvedimento, ha deciso per il trasferimento in una struttura carceraria con l’Atsm, ossia con le articolazioni per la tutela della salute mentale.

Si tratta di istituti che hanno al loro interno personale specializzato per trattare le patologie psichiatriche gravi. Tuttavia nessuna struttura al momento è stata reperita e di fatto i provvedimenti cautelari non sono stati eseguiti. Dopo le ultime interlocuzioni, il gip ha rimesso gli atti al distretto sanitario della Asl che ha il compito di individuare una struttura idonea. “È una storia assurda” - commenta l’avvocato difensore Alberto Paolini- “negli ultimi giorni ho dovuto fornire perfino coperte, felpe e soldi”.

Isolato anche dai suoi familiari, il 58enne attende il trasferimento mentre il gip ha fissato il rito abbreviato per il prossimo 19 marzo. Processo che sarà condizionato ad una nuova perizia psichiatrica. I fatti risalgono allo scorso settembre quando il 58enne aveva picchiato l’anziana madre di 91 anni la quale, negli ultimi tempi, era costretta a subire le percosse dell’uomo tanto da barricarsi più volte all’interno della camera da letto. In quella occasione la donna aveva allertato i carabinieri e i militari, una volta arrivati in casa, avevano dovuto fare i conti con l’ira del 58enne che li aveva percossi.

L’anziana e uno dei militari erano quindi stati trasportati in ospedale dove i medici avevano refertato lesioni personali giudicate guaribili in cinque e sette giorni. Nel frattempo l’Arma dei carabinieri ha chiesto il rimborso delle spese sostenute per le cure del militare ferito. Sul punto tuttavia arrivano le precisazioni del legale della persona offesa, l’avvocata Alessandra Faiella. “Posto che la tutela della salute e della dignità del detenuto sono diritti insopprimibili, devo tuttavia precisare che i familiari non hanno isolato nessuno, anzi, hanno sempre collaborato, per il mio tramite, con il difensore dell’imputato, nonostante la gravità dei fatti contestati.

Non solo, io stessa, d’intesa con la persona offesa, mi sono fatta parte attiva indicando delle strutture fuori regione che potevano essere contattate anche dalla difesa dell’imputato per l’inserimento in lista d’attesa” - scrive Faiella.