di Andrea D’Aurelio
Il Centro, 27 dicembre 2025
Il 50enne siciliano Scalia stava scontando 19 anni e 11 mesi per l’omicidio di Salvatore Lombardo. La scorsa settimana era stato sottoposto a intervento all’anca. Si indaga per omicidio colposo. Era considerato uno dei collaboratori del boss Matteo Messina Denaro. Rosario Scalia, 50 anni, è stato trovato senza vita nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, nella sua cella del carcere di massima sicurezza di Sulmona, dov’era recluso ormai da diversi anni. La scoperta è avvenuta durante i controlli di routine degli agenti di polizia penitenziaria e degli operatori sanitari dell’istituto di pena. Sebbene i primi rilievi del 118 indichino un arresto cardiocircolatorio, la Procura della Repubblica di Sulmona ha deciso di approfondire il caso per due motivi principali: l’età pressoché giovane e il fatto che il detenuto era stato sottoposto a un’operazione chirurgica all’anca soltanto la scorsa settimana nell’ospedale dell’Annunziata.
La salma, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stata trasferita all’ospedale dell’Aquila per un esame autoptico che dovrà escludere eventuali complicazioni post-operatorie o altre cause esterne. Sulla vicenda è stato quindi aperto un fascicolo contro ignoti. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. Originario di Partanna, imprenditore edile classe 1975, Rosario Scalia era indicato come uomo vicino al boss partannese Giovanni Domenico Scimonelli, figura centrale del mandamento Belice e ritenuto anello di collegamento con la rete di protezione di Messina Denaro.
Le indagini patrimoniali avevano messo in luce una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella sua disponibilità, considerati frutto o reimpiego di attività illecite. Scalia stava scontando una condanna a 19 anni e 11 mesi di reclusione per concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo, ucciso il 21 maggio 2009 all’interno dello Smart Cafè di Partanna. Secondo la ricostruzione dei giudici, l’imprenditore avrebbe avuto il compito di monitorare e comunicare in tempo reale al mandante gli spostamenti della vittima, permettendo ai killer di intercettarla e assassinarla. Il delitto fu qualificato come omicidio di mafia, aggravato dall’aver agito per agevolare Cosa nostra.
Il movente era legato al furto di un furgone carico di merce del supermercato Despar gestito da Scimonelli, ritenuto un affronto da punire in modo esemplare. Nel 2024 il tribunale di Trapani (misure di prevenzione) aveva disposto la confisca di beni per circa 180mila euro a carico di Scalia: immobili, terreni, conti correnti e compendi aziendali. Un provvedimento arrivato dopo un sequestro nel 2023 e motivato dalla pericolosità sociale qualificata dell’imprenditore, già condannato per un omicidio mafioso. La morte di Scalia chiude, nel silenzio del carcere di massima sicurezza sulmonese, la parabola di uno dei protagonisti del sistema mafioso legato a Matteo Messina Denaro.









