laquilablog.it, 3 febbraio 2025
“La situazione all’interno del carcere di massima sicurezza di Sulmona sta raggiungendo livelli allarmanti. La struttura, già sovraccarica, sta accogliendo un numero sempre maggiore di detenuti senza che siano stati predisposti spazi adeguati. Solo nelle ultime 24 ore, l’istituto ha visto l’ingresso di dodici nuovi reclusi, mentre soltanto due hanno lasciato la struttura. Un flusso che, nei prossimi giorni, continuerà con l’arrivo di altri detenuti, mettendo ulteriormente sotto pressione un sistema già fragile - così il Vice Segretario Generale SPP Mauro Nardella. Questa crescita della popolazione carceraria sta avvenendo nonostante il nuovo padiglione del penitenziario non sia ancora stato aperto. Una scelta incomprensibile che sta rendendo ancora più difficile la gestione della struttura, già segnata da carenze organizzative e logistiche. La necessità di garantire spazi adeguati ai detenuti è fondamentale per mantenere un equilibrio all’interno del carcere, ma la mancata attivazione della nuova ala costringe l’amministrazione a trovare soluzioni di emergenza.
L’incremento della popolazione detenuta sta generando notevoli difficoltà nella gestione quotidiana dell’istituto. Per far fronte alla carenza di spazi, si è resa necessaria una riorganizzazione forzata delle sistemazioni, con la conseguente revoca della possibilità, precedentemente concessa ad alcuni ergastolani, di scontare la pena in celle singole. Sebbene il pernottamento in isolamento non sia un diritto garantito, la sua revoca forzata rappresenta un segnale chiaro delle difficoltà strutturali che il carcere sta affrontando.
L’Amministrazione Penitenziaria, responsabile della gestione delle carceri sul territorio nazionale, sembra aver agito con estrema rapidità nell’invio di nuovi detenuti a Sulmona, senza però predisporre soluzioni adeguate per gestire questo afflusso. Una decisione che lascia perplessi e che pone seri interrogativi sulle strategie adottate per garantire la sicurezza e la qualità della detenzione.
Nel frattempo, a partire da domani, inizieranno il proprio servizio dieci nuovi agenti di polizia penitenziaria, giovani leve che arrivano direttamente dal 184° corso di formazione. Sebbene il loro ingresso rappresenti un piccolo passo verso il rafforzamento dell’organico, la loro inesperienza potrebbe renderli vulnerabili in un contesto tanto delicato e complesso come quello di Sulmona. La gestione di un carcere di massima sicurezza richiede tempo e formazione, e il rischio è che l’arrivo contemporaneo di nuovi detenuti e di personale ancora in fase di apprendimento crei ulteriori difficoltà all’interno della struttura.
Mauro Nardella, vice segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (SPP), ha lanciato un duro monito sulla situazione del carcere di Sulmona, descrivendo lo scenario come un vero e proprio “gioco al massacro”. Secondo Nardella, la decisione di trasferire un numero così elevato di detenuti senza prima aver reso operativo il nuovo padiglione è stata una mossa azzardata, che rischia di compromettere la sicurezza e il funzionamento dell’istituto.
Le criticità non riguardano soltanto l’ordine e la sicurezza, ma si estendono a tutti gli aspetti della vita carceraria. Il sovraffollamento comporta un aggravio per i servizi sanitari, amministrativi e trattamentali, rendendo sempre più difficile garantire condizioni dignitose ai detenuti e agli operatori che vi lavorano. Il rischio, secondo il sindacato, è che questa situazione possa incidere negativamente anche sul percorso rieducativo dei reclusi, elemento centrale previsto dall’articolo 27 della Costituzione italiana.
La decisione di sovraccaricare il carcere di Sulmona con nuovi detenuti senza prevedere una reale soluzione alle problematiche già esistenti appare difficile da comprendere. La mancata apertura del nuovo padiglione, che avrebbe potuto rappresentare una valvola di sfogo per il sovraffollamento, aggrava ulteriormente la situazione, esponendo il personale penitenziario a maggiori rischi e rendendo ancora più difficile la gestione quotidiana. L’auspicio è che l’Amministrazione Penitenziaria possa rivedere le proprie strategie, adottando misure che garantiscano condizioni migliori sia per i detenuti che per il personale. In caso contrario, la tenuta del sistema carcerario di Sulmona rischia di essere compromessa, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza dell’istituto e per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone recluse” - conclude Nardella.











