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laquilablog.it, 14 maggio 2026

Un bar fuori dal tempo, popolato da storie sospese, identità smarrite e domande che restano aperte. È questo il cuore de “Il bar delle storie non dette”, saggio teatrale andato in scena nella Casa di reclusione di Sulmona e realizzato dagli allievi del laboratorio curato da Pietro Becattini. Lo spettacolo, scritto e diretto da Becattini con la partecipazione dell’attrice Maria Francesca Galasso, è stato presentato mercoledì 13 maggio all’interno dell’istituto penitenziario. Il progetto è stato promosso con il Cpia L’Aquila e con il sostegno della Fondazione Carispaq.

Alla rappresentazione hanno assistito il direttore della Casa di reclusione Stefano Luca Antonino Liberatore, la responsabile dell’area educativa Elisabetta Santolamazza, la dirigente scolastica del Cpia Alessandra De Cecchis, la garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Monia Scalera, la presidente del Tribunale di sorveglianza dell’Aquila Mariarosaria Parruti e le docenti del Cpia Antonella Iulianella e Concetta Berlantini.

Il lavoro teatrale prende spunto dalle suggestioni di Stefano Benni e dalle riflessioni pirandelliane sull’identità. Al centro della scena c’è un luogo immaginario in cui arrivano persone che hanno perso qualcosa: la voce, la direzione, la musica interiore o semplicemente sé stesse. Nel bar lavora una figura simbolica, la Morte, rappresentata come una “Catrina messicana”. Una presenza che non giudica e non intimorisce, ma accompagna i personaggi nel confronto con le proprie fragilità. Accanto a lei si muove Tiresia, cieco ma capace di cogliere ciò che resta invisibile agli altri. Momenti più intensi si alternano a passaggi leggeri, in un percorso costruito attorno al tema dell’identità e del modo in cui ciascuno racconta se stesso. Il teatro diventa così occasione di ascolto, relazione e consapevolezza dentro uno spazio dove parole, silenzi ed esperienza personale assumono un significato particolare. Lo spettacolo si inserisce nelle attività laboratoriali portate avanti all’interno della Casa di reclusione di Sulmona, dove i percorsi artistici e formativi vengono utilizzati come strumenti di espressione, confronto e crescita personale.