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Il Germe, 4 settembre 2026

Potrebbe essere una svolta giudiziaria a portare alla riesumazione della salma di Pietro Guccione, il detenuto di 62 anni deceduto nel carcere di massima sicurezza di Sulmona. Il giudice per le udienze preliminari Irene Giamminonni ha infatti disposto l’incidente probatorio sulla documentazione sanitaria dell’uomo, fissando la data della super perizia per il 17 novembre. Il provvedimento accoglie l’istanza avanzata dal legale della difesa, l’avvocato Alessandro Margiotta, per un accurato riesame clinico che, trattandosi di accertamenti irripetibili, potrebbe rendere necessaria l’esumazione del corpo. Il procedimento, scaturito dalla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, vede attualmente indagati tre medici in servizio presso la struttura penitenziaria peligna.

La vicenda risale a dicembre 2022, quando Guccione aveva iniziato a manifestare un malessere generale all’interno dell’istituto penitenziario. Sebbene una prima visita medica avesse riscontrato parametri vitali nella norma, il quadro clinico suggeriva l’opportunità di svolgere un approfondimento cardiologico. Nei giorni successivi l’uomo era stato sottoposto a ulteriori controlli interni, durante i quali - secondo quanto emerge dagli atti giudiziari - non sarebbero mai stati eseguiti né annotati accertamenti specialistici mirati, come un elettrocardiogramma o altre indagini diagnostiche fondamentali in presenza dei sintomi riferiti e del profilo di rischio del paziente. Le condizioni del detenuto si sono poi rapidamente aggravate fino al decesso.

La causa del decesso è stata individuata in un tamponamento cardiaco subacuto, conseguenza della lenta fuoriuscita di sangue nella cavità pericardica causata dalla lacerazione della parete del ventricolo sinistro, a sua volta provocata da un infarto miocardico. Secondo l’impianto accusatorio della Procura, un intervento diagnostico tempestivo e completo - basato su visita cardiologica specialistica, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma - avrebbe consentito al personale sanitario di individuare in tempo i segnali dell’infarto in corso e di attivare i soccorsi necessari per evitare la tragedia.