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ilgerme.it, 28 febbraio 2026

La Camera penale chiede chiarimenti a Dap e provveditore. Un detenuto incaricato di passare cella per cella ogni mattina per raccogliere le richieste dei compagni: chi intende fare la doccia il giorno successivo, chi vuole accedere alla sala hobby, chi desidera videochiamare i familiari. È il protocollo attualmente in vigore nel carcere di massima sicurezza di Sulmona, un sistema organizzativo definito “stringente” che, secondo quanto riferito, starebbe esasperando sia i reclusi sia gli agenti di polizia penitenziaria. A fare il punto sulle criticità è stata una delegazione della Camera penale, in visita all’istituto di pena all’indomani della protesta che ha coinvolto un’intera sezione. Una mobilitazione che, precisano i rappresentanti, non avrebbe assunto i contorni di una rivolta violenta.

“Più che una rivolta si è trattata di una protesta civile. I detenuti sono sottoposti a trattamenti inumani e hanno scelto la legge e il diritto”, hanno dichiarato l’avvocata Alessandra Faiella e i referenti dell’associazione Nessuno Tocchi Caino. Secondo quanto emerso, alcune disposizioni risulterebbero di difficile applicazione e rischierebbero di generare ulteriore disordine nella gestione quotidiana della struttura. Per questo, la Camera penale e l’associazione annunciano l’intenzione di chiedere chiarimenti sia al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) sia al provveditore regionale, al fine di approfondire la legittimità e la sostenibilità delle direttive adottate.

Tra le principali criticità segnalate vi è anche la drastica riduzione dell’accesso al lavoro interno: nell’arco di un anno, i detenuti lavorerebbero per un solo mese, con un impegno di appena un’ora al giorno. Un dato che, se confermato, inciderebbe negativamente sui percorsi di reinserimento e sulla gestione del tempo detentivo. Di segno opposto, invece, l’offerta formativa. Sessanta detenuti risultano iscritti all’università, 110 frequentano la scuola superiore e, grazie a 1.800 ore di formazione, è stato attivato anche un corso di enogastronomia. Un elemento considerato positivo nel quadro complessivo dell’istituto.

Permangono tuttavia gravi carenze sul fronte dell’igiene: assenza di acqua calda nelle docce e mancanza di asciugatrici tra i disservizi segnalati. Difficoltà anche per i familiari dei reclusi, ai quali sarebbe consentito prenotare i colloqui esclusivamente tramite posta elettronica. “Mia madre ha 86 anni e non sa nemmeno come si fa”, avrebbe raccontato uno dei detenuti agli avvocati. La delegazione della Camera penale, presieduta dall’avvocato Guido Colaiacovo, era composta anche dalle avvocate Gaetana Di Ianni, Maria Domenica Ratiglia e Simona Fusco, quest’ultima anche consigliera comunale.