laquilablog.it, 7 gennaio 2026
Baschi blu e ristretti uniti in un gesto che va oltre la semplice solidarietà, assumendo un valore sociale e simbolico di grande rilievo, capace di raccontare un’altra idea di giustizia e di comunità. L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’impegno del direttore della Casa di Reclusione di Sulmona, il dottor Stefano Liberatore, della coordinatrice dell’area trattamentale, dottoressa Elisabetta Santolamazza, del commissario Francesco Arena e di alcuni esponenti della Polizia Penitenziaria, coordinati dal sovrintendente Tiziana Sciarra. Un’azione condivisa che ha dimostrato come, anche all’interno di un istituto penitenziario, sia possibile accomunare cuori di persone che la vita ha collocato in ruoli contrapposti, trasformando una raccolta fondi in un messaggio potente di umanità e responsabilità.
Quello vissuto oggi rappresenta un capitolo significativo della storia penitenziaria sulmonese, capace di materializzare in modo concreto i principi costituzionali che guidano l’esecuzione della pena, fondata non solo sulla restrizione ma anche sul recupero e sulla funzione rieducativa. Una vera e propria “storia da Libro Cuore”, che avrebbe potuto ispirare lo stesso Edmondo De Amicis, tanto è forte il valore educativo e simbolico dell’iniziativa.
Il gesto ha trovato la sua destinazione nella Comunità Educativa “Casa Gaia”, struttura che accoglie minori da 0 a 12 anni, italiani e stranieri, di entrambi i sessi, in situazione di bisogno. I bambini, segnalati dai Servizi Sociali e dall’Autorità Giudiziaria, vengono accompagnati in percorsi educativi residenziali e semiresidenziali, attivi 24 ore su 24 per tutto l’anno. Proprio qui, in un contesto spesso segnato da fragilità e difficoltà profonde, l’iniziativa ha acceso una luce di speranza, dimostrando che anche in un mondo attraversato da troppe ombre possono nascere gesti capaci di restituire fiducia e umanità.










